Il magazine della cooperativa sociale Proges

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Essere gruppo di lavoro. Tra ricerca, evoluzione e appartenenza

Il 15 giugno scorso tutte le educatrici, assistenti educative e coordinatrici dei servizi educativi 0-6 dell’Area Piemonte hanno vissuto un momento di incontro e festa per chiudere l’anno educativo.

Ma da dove nasce questa idea e quali gli intenti?

Spesso, coordinando gruppi di lavoro, ci chiediamo quali possano essere gli elementi che rafforzano l’idea di lavorare insieme per un obiettivo comune, seppur in contesti e luoghi diversi. Negli ultimi anni il Coordinamento pedagogico della zona Piemonte si è avvicinato a questo intento proponendo di assumere una postura di ricerca collettiva, chiedendo ai gruppi di lavoro di diversi servizi di interrogare le pratiche educative attraverso la stessa lente, per poi poter intrecciare sguardi, riflessioni e pensieri e costruire una conoscenza condivisa e, per questo, maggiormente generativa.

 

 

Da tre anni, nel mese di giugno, le ricerche vissute durante l’anno sotto la stessa domanda di ricerca vengono condivise in un seminario on line di restituzione delle esperienze educative e delle riflessioni emerse.

Ci sembrava però mancasse qualcosa perché, nonostante fosse un momento di conoscenza e scambio, rimaneva netta la divisione in tanti gruppi di lavoro differenti e la scarsa consapevolezza nel comprendersi unica – e ampia – organizzazione professionale.

Come costruire, allora, la possibilità di incontro vero tra le persone?

Come favorire il senso di appartenenza ad un’organizzazione unica? Come sostenere la possibilità di sentirsi parte, come singoli e come gruppo di lavoro, di un processo generativo ben più ampio?

 

 

Riflettendo su questi quesiti e cercando possibili risposte, il Coordinamento Pedagogico, per l’anno appena concluso, ha immaginato un vero momento di incontro che potesse accogliere un duplice sguardo: quello della riflessività educativa e quello della piacevolezza dell’incontro con l’altro. Questi aspetti sono sembrati, infatti, elementi essenziali per favorire un clima partecipativo che potesse sollecitare non solo apprendimento professionale (la condivisione delle esperienze educative) ma anche il piacere dell’incontro, dello scambio, della conoscenza, della condivisione più informale. Quello stare insieme capace di attivare il desiderio di andare verso l’altro e di percepirsi come parte di una realtà ampia e realmente in connessione. Offrendoci, in questo modo, l’opportunità di desiderare di esser parte attiva di qualcosa di bello, in continua trasformazione, crescita ed evoluzione.

 

 

Così le educatrici, le assistenti educative, le ausiliare e le amministrative di tutti i servizi (16 servizi educativi, un totale di circa 200 persone) sono state invitate a una festa d’estate nel parco del Moby Dick , evento che ha concluso la settimana “All’altezza dell’infanzia”.

Durante la festa tutti i servizi hanno potuto presentare la documentazione narrativa del progetto educativo dell’anno e, grazie alla creatività delle referenti dei servizi, vivere un momento di gioco/riflessione sul senso che ha per la professione educativa il “prendersi Cura e Apprendere”. È stato infatti da loro organizzato un percorso a stand durante il quale, squadre composte da educatrici di diversi servizi, hanno potuto confrontarsi, riflettere, giocare, sperimentare attraverso “prove” e giochi creativi un nuovo modo di stare insieme.

 

 

Il pomeriggio si è concluso con un aperitivo e con nuove conoscenze e sguardi verso il futuro.

Non abbiamo la certezza questo momento abbia dato forma e visibilità al senso del nostro lavoro. Di certo abbiamo, però, la sensazione che qualcosa sia accaduto: le voci, i sorrisi e gli abbracci che hanno accompagnato la chiusura della giornata erano sinceri e sentiti.

Raccontavano di persone che avevano trascorso del buon tempo insieme, che si erano ri-conosciute nello sguardo o racconto della collega, avevano percepito di essere parte di un tutto. In fin dei conti, spesso, nel lavoro educativo si ha proprio bisogno di questo. Di rompere la quotidianità un po’ isolata dello stare dentro una dimensione relazionale all’interno della propria sezione, del proprio servizio, del proprio gruppo di lavoro, per scoprire che ci sono obiettivi organizzativi e mandati sociali ben più ampi di cui siamo parte.

Per i quali, come singoli e come gruppo, possiamo fare la differenza.

Claudia Ciccardi, responsabile Pedagogica Area04

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