“Il neorealismo italiano nasce nel dopoguerra con registi come Roberto Rossellini e Vittorio De Sica, raccontando la realtà sociale senza abbellimenti. Ha messo davanti alle cineprese ambientazioni reali, attori non professionisti e storie ispirate alla vita quotidiana, come in ‘Roma città aperta’. Al centro ci sono povertà, lavoro, dignità e fragilità umana, visibili in opere come ‘Ladri di biciclette’. Lo stile è semplice e diretto, con uno sguardo etico che mira a far riflettere lo spettatore sulla società e sulla condizione umana. Mi fa molto piacere essere qui a confrontarmi su un argomento che so a molti di voi essere caro e conosciuto per vita vissuta.”
Con queste parole Michele Guerra ha sintetizzato agli ospiti della Casa Residenza per Anziani e del Centro Diurno “Sidoli” una fase straordinaria del cinema italiano partecipando come relatore all’incontro dal titolo “Il cinema più vero del mondo – L’Italia negli anni del neorealismo”, dismettendo per un pomeriggio i panni di sindaco per indossare quelli della sua vita professionale di storia del cinema all’Università di Parma.
L’evento di mercoledì scorso, unico nel suo genere, fa parte della rassegna 2026 “Storie che si incontrano – Le voci della città nei luoghi della cura“, promossa dalla cooperativa Proges con il patrocinio del Comune di Parma.“Quello con il sindaco-professore Guerra è il secondo appuntamento della rassegna dopo l’anteprima con il procuratore aggiunto di Bologna Lucia Russo e la prima con il direttore della Gazzetta di Parma Claudio Rinaldi. Personalità e voci autorevoli della città hanno accettato di mettersi in gioco nelle case degli anziani, nei gruppi appartamento per persone con disabilità e nelle strutture della salute mentale” introduce Annalisa Pelacci, presidente di Proges che ha ringraziato le altre autorità presenti tra le quali l’assessore regionale alla sanità Massimo Fabi, il consigliere regionale Andrea Massari e gli assessori del Comune di Parma Ettore Brianti e Francesco De Vanna. In particolare Fabi e Brianti hanno evidenziato l’alto valore della rassegna che apre i luoghi della cura alla Comunità e rende gli ospiti protagonisti di eventi così importanti.
Dopo la proiezione di spezzoni di film neorealisti quali “Ossessione”, “La terra trema”, “Sciuscià” e “Paisà” e la relazione di Guerra che ha ripercorso l’evoluzione di questo genere cinematografico “che è stato apprezzatissimo anche in America ricevendo premi Oscar”, è arrivato il momento delle domande che gli ospiti avevano preparato su dei cartoncini con stampate sopra immagini di una sala cinematografica e di sacchetti di popcorn.
“Sindaco, quali sono i suoi cinque film preferiti?” domanda un’ospite. “Di solito mi chiedono i primi due e quindi rispondo facilmente: ‘2001: Odissea nello spazio” di Stanley Kubrick’ e ‘I soliti ignoti’ di Mario Monicelli. Se devo aggiungerne altri tre dico ‘Sherlock junior’ di Buster Keaton, il primo ‘Fantozzi’ di Luciano Salce, ‘Il Mestiere delle armi’ di Ermanno Olmi.”
Altra domanda: “Ma lei preferisce guardare i film al cinema o in televisione?”. “Per tanti anni andavo al cinema quattro o cinque volte alla settimana. Mi piaceva partecipare al rito di guardare i film insieme ad altre persone. Oggi, da sindaco, mi è impossibile andare nelle sale così spesso, e mi rimane la TV.”
Si è quindi alzata una voce “critica” di una ospite sul cinema neorealista: “Non mi piacciono quei film, fanno vedere troppa miseria, troppa sofferenza, sono troppo crudi.”
“Cosa le piace di più della sua vita da sindaco?” chiede un altro partecipante interrogando Guerra non più nelle vesti di professore universitario ma di amministratore pubblico. “Quello di sindaco è uno dei pochi ruoli che ti permette di vedere verticalmente tutta la società all’interno della stessa giornata” risponde Guerra. “Ti fa rendere conto delle cose che funzionano e di quelle che non funzionano. I cittadini si rivolgono a noi sindaci come alle persone che possono sempre risolvere i loro problemi, ci coinvolgono perchè ci vedono vicini, perchè abitiamo accanto a loro. Siamo l’avanguardia dei problemi della città. La vita da sindaco è un’esperienza umana unica.”
L’incontro si è concluso con applausi degli anziani e gratitudine per un bellissimo pomeriggio di dialogo e cultura e di arricchimento reciproco, oltre che con la richiesta di una nuova lezione appena sarà possibile.
E con una dichiarazione d’amore finale: “Se avessi trent’anni di meno, sindaco, le farei la corte…!”





