Il magazine della cooperativa sociale Proges

L’inclusione che fa la differenza. Intervista a Manuela Polizzi

Il valore dell’integrazione tra Cooperativa di tipo A e Cooperativa di tipo B: l’esperienza di Proges e Biricca.

Su questo tema abbiamo intervistato Manuela Polizzi, Specialist Area Manager Inclusione della cooperativa Proges.

Nel panorama della cooperazione sociale italiana la sinergia tra diverse tipologie di cooperative rappresenta una delle chiavi più efficaci per garantire percorsi di inclusione completi e sostenibili.

La Legge 381/1991 ha definito due tipologie fondamentali: le cooperative sociali di tipo A, dedicate alla gestione di servizi socio-sanitari ed educativi, e le cooperative di tipo B, finalizzate all’inserimento lavorativo di persone svantaggiate. Ma cosa accade quando queste due anime del welfare cooperativo si incontrano e decidono di lavorare insieme?

Ne abbiamo parlato con Manuela Polizzi, Specialist Area Manager Inclusione della cooperativa Proges, figura chiave nel consolidamento della partnership tra Proges e Biricca.

Ci puoi illustrare il significato e il valore dell’integrazione tra una cooperativa di tipo A come Proges e una di tipo B come Biricca?

L’integrazione tra una cooperativa di tipo A e una di tipo B non è semplicemente una questione organizzativa o strategica, è una visione del welfare che mette al centro la persona nella sua interezza.

Proges, con i suoi quasi quarant’anni di storia e oltre 4.600 soci e dipendenti, ha sviluppato una profonda competenza nei servizi socio-sanitari, educativi e riabilitativi.

Lavoriamo quotidianamente su percorsi individuali, sviluppando abilità che sono fondamentali per la vita di ogni persona: capacità relazionali, abilità sociali, comunicative, cognitive. Sono competenze trasversali, spendibili in ogni ambito dell’esistenza, compreso quello lavorativo.

Ma senza il supporto di una realtà come Biricca, che grazie alla sua natura imprenditoriale riesce a rendere concreti e tangibili gli inserimenti lavorativi, rischieremmo di fare un lavoro incompiuto. Biricca è quella connessione vitale con il mondo del lavoro che permette di generalizzare le competenze acquisite in una dimensione di ‘real world’, uscendo dagli schemi protetti dei servizi tradizionali. È questo il vero valore dell’integrazione: costruire un ponte tra la riabilitazione e l’autonomia reale.

 

 

Com’è iniziato questo percorso di collaborazione tra le due cooperative?

Il percorso di collaborazione tra Proges e Biricca vanta diversi anni alle spalle. Tuttavia, è con l’Area Specialist Inclusione che questa sinergia ha assunto una dimensione più strutturata e strategica. L’Area Inclusione – che mi onoro di coordinare – è una sezione della cooperativa dotata di un comitato tecnico-scientifico multi professionale, di cui fanno parte Arcadio Erlicher, Arcangelo Perillo, Federica Bonezzi e Laura Beggi che, ognuno nella propria professionalità, si dedica a tutto ciò che ruota intorno alla ricerca e sviluppo, alla qualità dei servizi, alla formazione degli operatori, alla divulgazione scientifica e all’integrazione territoriale.

Milano, in questo senso, ha rappresentato il primo laboratorio naturale per sperimentare queste nuove forme di integrazione socio-lavorativa. Infatti è proprio attraverso questa Area che abbiamo potuto trasformare una collaborazione già esistente in un vero e proprio modello di intervento integrato.

Puoi citarci qualche progetto?

Un primo progetto significativo è stato lla gestione delle farmacie comunali attraverso il progetto Ala Sacco, in collaborazione con l’ASST Fatebenefratelli-Sacco.

Successivamente abbiamo consolidato questa sinergia con il progetto ‘Abitare e Vivere Via Senigallia’, un’iniziativa di Housing Sociale nel quartiere Comasina/Bruzzano di Milano, dedicata al reinserimento sociale e lavorativo di giovani e giovanissimi tra i 18 e i 35 anni con problematiche di salute mentale. Questo progetto, nato nel 2017 dalla collaborazione con il Comune di Milano, l’ASST Fatebenefratelli-Sacco e l’ASST Niguarda, rappresenta un esempio virtuoso di come la residenzialità leggera, combinata con opportunità di tirocinio lavorativo presso il bar sociale ‘Menta & Rosmarino’, possa favorire percorsi di autonomia progressiva. I giovani ospiti vengono accolti in soluzioni abitative temporanee per periodi fino a tre anni, lavorando su competenze fondamentali come l’autoefficacia, l’autodeterminazione e le relazioni sociali.”

Il progetto Casa Basaglia a Merano rappresenta un ulteriore step di questa collaborazione. Ce ne puoi parlare?

Casa Basaglia rappresenta la piena maturazione della nostra collaborazione.

È un centro di riabilitazione psichiatrica situato a Sinigo, presso Merano, nella provincia autonoma di Bolzano, che Proges e Biricca gestiscono congiuntamente dal settembre 2024. È una realtà unica in Italia, dove la riabilitazione e il reinserimento sociale sono strettamente intrecciati con il reinserimento lavorativo delle persone accolte. La struttura, ispirata ai principi della Legge Basaglia del 1978, non è solo un luogo di cura, ma un simbolo della possibilità di trasformare la percezione della malattia mentale, favorendo la piena integrazione delle persone nel tessuto sociale e culturale della comunità.

I laboratori di Casa Basaglia – falegnameria, ceramica, tessile con il progetto Patternhouse – hanno la finalità di restituire ai pazienti competenze lavorative da spendere poi nella ricerca di un impiego. E qui entra in gioco Biricca con la sua esperienza nell’inserimento lavorativo: non si tratta solo di insegnare un mestiere, ma di creare le condizioni per un reale reinserimento nel mondo del lavoro.

 

La comunità di Merano si ritrova a Casa Basaglia nella giornata della salute mentale

 

Casa Basaglia richiede una gestione complessa. Come si organizza il lavoro quotidiano?

Il successo di un progetto come Casa Basaglia dipende certamente dalla visione strategica e dall’integrazione tra cooperative, ma si realizza concretamente grazie alle persone che ogni giorno lo fanno funzionare. In questo senso voglio sottolineare l’importante lavoro svolto da Francesca Massarotto nel gestire e sovraintendere il gruppo di lavoro e il funzionamento della struttura nel suo insieme.

Francesca è quella persona che riesce a trainare e coinvolgere tutti, creando le condizioni per un buon clima di lavoro e il buon operato dell’équipe. In una struttura complessa come Casa Basaglia, dove convergono professionalità diverse – tecnici della riabilitazione, psicologi, educatori, operatori – avere una figura capace di tenere insieme il gruppo, valorizzare i contributi di ciascuno e mantenere alta la motivazione è fondamentale.

Il suo lavoro quotidiano è il collante che permette alla nostra visione di tradursi in pratiche concrete e in risultati tangibili per le persone che accogliamo.

Qual è il contributo specifico di Biricca in questa collaborazione? Chi sono le figure chiave della cooperativa partner?

Il contributo di Biricca è fondamentale e si esprime attraverso figure di grande competenza e visione. Domenico Altieri, presidente e AD di Biricca, porta avanti con determinazione l’idea che l’inserimento lavorativo debba essere concreto e generativo.

Per Casa Basaglia, ad esempio, ha recentemente proposto l’ipotesi di aprire un panificio all’interno della struttura, una nuova opportunità di formazione e lavoro per le persone accolte.

L’idea nasce dalla straordinaria esperienza del Forno di Ranzano, un panificio gestito da Biricca sull’appennino parmense che da oltre dieci anni rappresenta un modello virtuoso di inserimento lavorativo e presidio territoriale contro lo spopolamento della montagna. Replicare questa esperienza a Merano significherebbe dare concretezza al nostro modello di integrazione tra riabilitazione e lavoro.

Altrettanto prezioso è il contributo di Roberta Ceci, vicepresidente di Biricca e responsabile personale, inserimenti lavorativi e sistemi integrati e di tutto il gruppo di lavoro. La sua competenza nella gestione degli inserimenti lavorativi e la sua capacità di costruire percorsi personalizzati per ogni persona fragile – testimoniata dai numerosi inserimenti e progetti realizzati negli anni in diverse regioni italiane, con una presenza particolarmente consolidata in Emilia-Romagna e Lombardia – sono un valore aggiunto imprescindibile per la nostra collaborazione. È grazie a figure come Domenico e Roberta che Biricca riesce a tradurre i valori della cooperazione sociale in opportunità concrete di lavoro e di vita.

Come si è consolidata nel tempo questa partnership? Quali sono gli elementi che la rendono solida?

La solidità di questa partnership nasce da una visione condivisa e da una governance integrata. È stato fondamentale creare ponti istituzionali tra le due realtà. Il mio ingresso nel Consiglio di Amministrazione di Biricca rappresenta proprio questo: un legame che va oltre le singole progettualità, che incarna una reale integrazione a livello strategico e decisionale.

La mia presenza in entrambi i Consigli di Amministrazione non è simbolica: è uno strumento operativo che permette di allineare le strategie, condividere le competenze e soprattutto garantire coerenza nei percorsi che offriamo alle persone. Quando una cooperativa di tipo A e una di tipo B condividono non solo progetti ma anche governance, l’integrazione diventa strutturale e non occasionale.

Cosa possono offrire insieme, in termini concreti, che separatamente non riuscirebbero a garantire?

Si pensi al percorso di una persona con fragilità psichica: da sola Proges può offrire un eccellente lavoro riabilitativo, sviluppare competenze cognitive, relazionali, sociali. Possiamo aiutare la persona a recuperare autonomie nella vita quotidiana, a gestire la propria emotività, a costruire relazioni significative. Ma poi? Il rischio è che questo patrimonio di competenze resti confinato in un ambiente protetto.

Biricca, dall’altra parte, ha le competenze e le reti per inserire le persone nel mondo del lavoro reale. Ha convenzioni con aziende del territorio, gestisce servizi come lavanderie industriali, pulizie, panificazione, front-office. Ha la capacità imprenditoriale di individuare opportunità lavorative concrete.

Ma senza il lavoro preparatorio sulla persona, questi inserimenti rischierebbero di fallire. Insieme, invece, costruiamo un percorso completo: dalla riabilitazione all’occupazione, dalla cura all’autonomia.

È quello che chiamiamo ‘continuum terapeutico-riabilitativo-lavorativo’. Biricca, con una significativa quota di lavoratori appartenenti a categorie svantaggiate, ha dimostrato che l’inserimento lavorativo di persone fragili non è solo un dovere sociale, ma può essere anche economicamente sostenibile.

 

 

Quali sono le prospettive future di questa collaborazione?

La forza della nostra unione ci rende più competitivi e più efficaci nel rispondere ai bandi e alle esigenze dei territori. Casa Basaglia ne è la dimostrazione: abbiamo vinto quella gara proprio perché potevamo offrire una proposta integrata che copriva sia l’aspetto riabilitativo che quello dell’inserimento lavorativo.

Guardiamo al futuro con la volontà di replicare questo modello in altri territori e con altre progettualità. L’Area Inclusione di Proges sta investendo molto in innovazione – penso all’introduzione della realtà virtuale nei percorsi riabilitativi con il software Idego, o al marchio ‘Ambra’ per le buone pratiche riabilitative – e tutto questo patrimonio di conoscenze si arricchisce quando può essere messo a sistema con le competenze di Biricca nell’inserimento lavorativo. Vogliamo dimostrare che la cooperazione sociale non è assistenzialismo, ma un modello di welfare generativo dove le persone da assistite diventano protagoniste del proprio percorso di vita e di lavoro.

E questo è possibile solo se le cooperative di tipo A e di tipo B imparano a lavorare davvero insieme, non come fornitori di servizi separati, ma come partner di un unico progetto di vita per le persone che accompagniamo.

Un messaggio finale per chi opera nel mondo della cooperazione sociale?

L’integrazione tra cooperative di tipo A e tipo B non è un’opzione, è una necessità se vogliamo davvero fare la differenza nella vita delle persone.

La Legge 381 ha tracciato due strade che non devono restare parallele, piuttosto convergere verso un unico obiettivo: l’inclusione piena delle persone fragili nella società e nel mondo del lavoro.

La nostra esperienza dimostra che quando questa integrazione è autentica – quando non si limita a collaborazioni occasionali ma diventa strutturale, coinvolgendo governance, strategie e operatività quotidiana – i risultati sono straordinari. Le persone che accompagniamo non sono più ‘utenti’ di servizi separati, sono protagonisti di un percorso unitario che va dalla cura all’autonomia, dalla riabilitazione al lavoro. È questo il welfare del futuro: non assistere, ma generare autonomia.

E per farlo, dobbiamo imparare a lavorare insieme. AnPer

Seguici sui social!

Ultime notizie

Contact Us