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Quando in terapia intensiva neonatale la coccola si trasforma in cura. Intervista ai donatori di coccole

“La nostra missione nasce per colmare un vuoto silenzioso ma profondo: quello che si crea quando un neonato fragile non può contare sulla presenza costante di un adulto accanto a sé. I Donatori di Coccole trasformano quel vuoto in presenza. Offriamo tempo, cura ed empatia ai bambini ricoverati soprattutto quando i genitori non possono essere lì. Non sostituiamo il personale sanitario né le famiglie: siamo un supporto, un contatto umano, una continuità affettiva nei momenti più fragili. Crediamo che nessun neonato debba sentirsi solo.”

E’ questo che si legge sul sito de “Donatori di Coccole“, associazione di volontariato di Parma. ParmaDaily.it ha intervistato la presidente Nadia Sorrentino.

Qual è l’attività dell’associazione “Donatori di coccole”?

Dal 2019 siamo presenti in Terapia intensiva neonatale ed abbiamo il compito di coccolare i neonati che si trovano ricoverati in reparto. Non siamo personale medico e la nostra è una presenza di supporto. Cucchiaio i piccoli, cambiamo il pannolino e diamo la poppata quando le condizioni del bambino lo permettono.

Quando e com’è nata l’associazione?

L’associazione è nata nel 2017 e risponde a un principio che in medicina integrata la coccola nella terapia trasformandola in cura. Il contatto fisico, soprattutto nelle prime settimane di vita, è fondamentale perché aiuta a sviluppare gli organi e agisce a livello psicologico.

Quali sono le motivazioni più ricorrenti che spingono a diventare un volontario o una volontaria dei “Donatori di coccole”?

Spesso i nostri volontari sono genitori che hanno avuto i proprio figli ricoverati in Terapia Intensiva Neonatale. La maggior parte dei volontari però sono donne e uomini che hanno come obiettivo quello di donare parte del loro tempo a chi è più in difficoltà.

 

 

Il vostro libro “Un giorno alla Volta” racconta storie ed emozioni. Puoi raccontarcene qualcuna?

Nel nostro libro sono contenute tante storie vere e poiché la realtà non è sempre un romanzo a lieto fine alcune di queste storie sono davvero toste. Quella più bella però è la storia di un bambino ferito nel corpo e nell’anima che nonostante le sue poche settimane di vita aveva già perso la voglia di interagire con il mondo. Grazie alle coccole e alla sensibilità del coccolatore forse siamo riusciti ad aprire uno spiraglio.

Per diventare vostro associato è necessaria una formazione specifica?

Sì, prima dell’ingresso in reparto e periodicamente durante l’anno i volontari frequentano un corposo corso di formazione che riguarda aspetti pratici e teorici. Senza la formazione continua non si entra in reparto

Qual è il vostro rapporto con l’Azienda ospedaliera?

Sia con la prof.ssa Perrone, dirigente del dipartimento, che con la dottoressa Cauli, coordinatore di sala, c’e un rapporto quotidiano di dialogo e conforto, oltre che di fiducia e collaborazione.

Andrea Marsiletti

 

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