C’è un silenzio che spesso accompagna la terza età. Un silenzio fatto di parole non dette, di ricordi che restano dentro, di emozioni che faticano a trovare spazio. A Parma, nei giorni scorsi, quel silenzio si è trasformato in voce, in versi, in racconto condiviso. È accaduto a Lostello del Parco Cittadella, dove è stato presentato “Le parole che non ti ho detto. Diario poetico collettivo” (Kriss Editore, 2025), un libro che non è solo un’opera letteraria, ma un gesto di cura.
Il volume nasce da un concorso di poesia rivolto agli anziani ospiti delle strutture Proges di tutta Italia: persone che, grazie a laboratori creativi e percorsi di ascolto durati un anno, hanno trovato nella scrittura e nell’arte un nuovo modo di esprimersi. Poesie, prose, disegni, riflessioni: frammenti di vita che si ricompongono in un mosaico sorprendente di sensibilità e forza.
Alla presentazione erano presenti l’assessore al Welfare del Comune di Parma, Ettore Brianti, la neoeletta presidente di Proges Annalisa Pelacci, il poeta Luca Ariano – presidente della giuria – e molti degli autori (anche in collegamento da altre città italiane): donne e uomini anziani che, per un giorno, sono saliti al centro della scena non come ospiti da assistere, ma come creatori di bellezza.
«Qui non si parla solo di assistenza – ha sottolineato Brianti – ma di cultura, di poesia, di mente che si allena al bello. Progetti così rendono più serena la vita nelle residenze e aprono visioni nuove sul futuro della cura».
Parole che raccontano un cambio di paradigma: l’anziano non più solo destinatario di servizi, ma protagonista di esperienze.
Il progetto, ideato dall’Area Specialist Socio-Sanitaria di Proges, si fonda su un’idea semplice e potente: la poesia come strumento accessibile, inclusivo, capace di generare relazione. Un “concorso a bassa competizione”, dove l’obiettivo non era vincere, ma esserci. Scrivere, condividere e ritrovarsi. E spesso la musica ha accompagnato il percorso, diventando un ponte emotivo per chi faceva più fatica a parlare.
«Avevamo nel cuore questo progetto da tanto tempo e sono felice che siamo riusciti a metterlo in pratica. Ringrazio, per la generosità enorme, le persone di cui ci prendiamo cura, anche se in realtà la cura è reciproca – ha spiegato Annalisa Pelacci -. Le parole e le emozioni che ci avete donato sono preziosissime. In questo libro c’è un tesoro, ci sono delle parole bellissime. E ringrazio i colleghi che hanno portato avanti il progetto con molta consapevolezza e metodo».
«Leggere questi testi è stato un privilegio – ha raccontato Luca Ariano – Ringrazio Proges e Alberto Padovani per avermi chiesto di far parte della giuria, perché per la prima volta ho avuto a che fare con poeti non di professione. Ho avuto il piacere di leggere testi interessanti, belli e intensi. Qui la poesia ha davvero avuto uno scopo sociale, nel senso più profondo della parola».
Durante l’incontro, ha letto alcuni versi l’artista Giuliano Soliani, ospite della Cra di Alberi, anch’egli autore (diverse sue poesie sono state raccolte nel volume “Versi senza patria” – Kriss, ottobre 2025), regalando al pubblico un momento di intensa partecipazione.
Il libro si inserisce nel percorso pluriennale “Cura come Cultura. Cultura come Cura”, con cui Proges sperimenta nuove forme di benessere per la terza età, unendo innovazione e umanità. Un modello che dimostra come anche nelle residenze per anziani possano nascere progetti vivi, generativi, capaci di restituire dignità e voce.
Presenti all’incontro anche Giuseppe Gaiani, responsabile delle attività di animazione di Proges giornata e Alberto Padovani, dell’Area Specialist Socio-Sanitaria di Proges, coordinatore del progetto.
In giuria oltre ad Ariano, anche Alma Saporito, Alberto Padovani e Paolo Zanardi.
Alla fine della giornata sono rimaste le parole: quelle scritte, quelle lette e la consapevolezza che la cura, quando passa dall’ascolto e dalla bellezza, può diventare qualcosa di profondamente trasformativo.



