Tra vissuti, sofferenze e prospettive di futuro, un incontro a Palazzo del Governatore riflette sulle nuove generazioni oltre i pregiudizi e gli stereotipi
Un’occasione importante per interrogarsi sulle fragilità, sulle risorse e sulle trasformazioni del mondo giovanile: si è tenuto martedì 6 ottobre a Palazzo del Governatore a Parma, l’incontro seminario intitolato “R-esistere adolescenti. Incontro con le culture, i vissuti e le sofferenze delle nuove generazioni”.
Promosso dal Centro per le Famiglie del Comune di Parma in collaborazione con Proges, l’evento è stato concepito come uno spazio pubblico per esplorare le sfide educative contemporanee e ascoltare direttamente la voce dei ragazzi.
A inquadrare l’impegno istituzionale Erica Azzali, responsabile della struttura operativa Genitorialità del Settore Sociale del Comune di Parma: «Ci occupiamo di tutela minori e Centro per le Famiglie. Oggi dedichiamo la riflessione al tema adolescenti, un tema caldo che ci viene restituito dagli stessi ragazzi, dagli operatori e dai genitori che accedono ai nostri servizi. Questo momento seminariale vuole integrare lo sguardo degli stessi ragazzi e la prospettiva di Davide Fant di Anno Unico, che porta un’esperienza molto pratica, laboratoriale e creativa: ciò che ci serve concretamente per capire come affrontarli e accompagnarli».
Sui volumi e sull’impatto delle attività, Azzali ha fornito dati significativi sul territorio: «I numeri complessivi su tutti i nostri servizi vanno oltre le 2.000 persone all’anno. Se consideriamo anche i Laboratori Famiglia, arriviamo a 5.000 utenti. Per quanto riguarda lo specifico accompagnamento alla genitorialità, garantiamo percorsi di counseling e mediazione familiare per circa 200 casi all’anno, strutturati attraverso percorsi fortemente personalizzati».

In apertura dell’incontro, moderato da Davide Caravaggi, psicologo del Centro per le famiglie, lo spazio è stato affidato ai veri protagonisti della giornata: i ragazzi stessi. È stato prima trasmesso il visual reading intitolato “Lo sguardo di ragazze e ragazzi: Questo sono io”, curato dalla Compagnia Rodisio nell’ambito del progetto This is me, e poi un gruppo di adolescenti ha letto in sala i propri testi con un linguaggio diretto, per parlare dei propri vissuti, i dubbi e le rappresentazioni di sé.

Chi sono gli adolescenti oggi? A riportare l’analisi dei focus group scolastici è stata Sara Manzini, pedagogista-area Educativa Proges, ha presentato le riflessioni emerse dai focus group condotti con i professionisti degli sportelli di ascolto scolastici, operativi in sinergia con il Centro per le Famiglie. La ricerca si è concentrata su due interrogativi di fondo: che adolescenti incontriamo e che mondo ci raccontano.
Sulla prima domanda, cioè qual è il nostro sguardo verso di loro Manzini ha sottolineato «L’opinione pubblica tende spesso a dipingere gli adolescenti come una “minoranza scomoda” della società, accompagnata da dubbi allarmi (cosa combineranno, che problemi porteranno). Registriamo poi una visione fortemente polarizzata: o il ragazzo viene percepito come un soggetto estremamente fragile da proteggere, oppure come un individuo arrabbiato e deviante.
Al di là degli stereotipi, gli sportelli incontrano adolescenze complesse e contraddittorie — tratto fisiologico di questa età —, ma anche ricche di risorse che ci sorprendono. Emerge lealtà quando credono in un progetto, ricerca autentica di identità e una costante capacità di interrogarsi e farsi domande».
Nel restituire la visione del mondo filtrata dagli occhi dei ragazzi, Manzini ha evidenziato tre nodi critici e un elemento di speranza. Il primo è che talvolta le figure adulte assumono atteggiamenti difensivi volti a tutelare prima di tutto il proprio ruolo o la propria tranquillità. È frequente il fenomeno dell’iper cura con gli adulti che pensano e sentono al posto dei figli, cadendo in una forma di cura che non riesce a decodificare e leggere correttamente i reali bisogni emotivi dei ragazzi.
Emerge poi una società giudicante, una percezione diffusa di giudizio costante che si manifesta tra i banchi di scuola, all’interno dei contesti familiari e persino nelle relazioni tra pari.
«Non mancano tuttavia contesti scolastici ed extra-scolastici virtuosi che hanno saputo mantenere uno sguardo profondo sulle risorse dei ragazzi, anziché concentrarsi esclusivamente sulle loro criticità o problematiche».
A chiudere le riflessioni è stato Davide Fant, formatore, consulente nei contesti socioeducativi, scolastici e di cura, nonché responsabile di Anno Unico (il progetto noto come “la scuola per chi non va a scuola”). Fant ha invitato il pubblico a ridefinire il concetto stesso di crescita e di adolescenza nel contesto contemporaneo: «Dobbiamo ragionare su cosa significhi crescere ed essere adolescenti oggi, in un mondo segnato dalla precarietà dove il futuro non appare più visibile, dove il sovraccarico di informazioni rende difficile costruire un senso condiviso e dove la promessa del progresso sembra essere stata tradita. I ragazzi vivono una doppia crisi: quella personale, dovuta al compito evolutivo di diventare grandi e quella di un mondo che si trova esso stesso in crisi».
Per affrontare questo scenario, Fant propone di invertire la rotta metodologica: «Dobbiamo ripartire dai piccoli gruppi, da spazi-rifugio in cui immaginare modalità di stare insieme diverse dalle dinamiche del mondo esterno. L’arte e i linguaggi creativi rappresentano una via fondamentale per rielaborare questo caos e questa sofferenza, comunicandola anche attraverso parole forti. Inoltre, è fondamentale fare esperienze che non siano vincolate unicamente a un progetto di vita o al curriculum: oggi questi ragazzi sono gravati da aspettative enormi, in una visione della vita impostata quasi in modo ingegneristico, in cui dovremmo essere tutti imprenditori di noi stessi. Bisogna invece tornare a esplorare la vita per vivere l’intensità della vita stessa: forse dovremmo ripartire proprio da lì».
Tatiana Cogo