Il magazine della cooperativa sociale Proges

Salute mentale e aree metropolitane

Le due giornate congressuali (8-9 novembre) di “Mental Health in the Cities” al Le Village di Milano hanno posto l’accento sull’impatto e sulle possibili correlazioni tra salute mentale e aree metropolitane.

Molteplici sono stati gli interventi che hanno sottolineato come, soprattutto negli ultimi anni, i fattori sociali tipici delle grandi città abbiano gravato sull’insorgenza e il decorso di disturbi, ad esempio, di personalità e del comportamento alimentare, e come questi contesti possano facilitare la reperibilità di sostanze stupefacenti favorendone un più ampio utilizzo.

Non di minore rilevanza è stato il tema degli autori di reato e della grande disorganizzazione dipartimentale ed extra dipartimentale nel garantire adeguati percorsi di cura.

L’evoluzione a cui assistiamo pone la necessità di rivalutare l’organizzazione dei servizi di salute mentale che, a fronte di un servizio tipicamente generalista, dovrebbero garantire cure specialistiche che tengano in considerazione le tante variabili cliniche/sociali.

Spesso una maggiore specializzazione (o personalizzazione) nell’erogazione di trattamenti adeguati trova difficoltà di realizzazione a causa della forte crisi sanitaria che negli ultimi tempi ha travolto il sistema sanitario italiano. Per questo motivo resta impensabile che la sola applicazione di nuovi modelli operativi possa rappresentare una soluzione sul lungo termine.

 

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È su questo presupposto che è stato recentemente istituito un tavolo tecnico per valutare una riorganizzazione del piano regionale di salute mentale che debba necessariamente mettere al primo posto i valori di unione e coesione a favore di una co-progettazione che veda coinvolti tutti gli attori nell’ambito dei servizi di salute mentale quali associazioni di utenti e famigliari, terzo settore, volontariato etc.

A dimostrazione del valore che un gruppo di lavoro eterogeneo può apportare nel migliorare la qualità dei servizi, è stato presentato al pubblico un prezioso strumento elaborato da Fondazione theBridge. Si tratta di un manuale, intitolato “Patient Journey per le persone affette da schizofrenia” (leggi il documento completo), frutto di un progetto biennale che si è avvalso della collaborazione di psichiatri esperti dell’Università degli Studi di Brescia, ASST Spedali Civili Brescia e ASST Grande Ospedale Metropolitano Niguarda di Milano e al quale è stata chiamata a collaborare anche la cooperativa Proges.

Il manuale vuole essere uno strumento di aiuto e di orientamento per utenti, familiari e operatori. Nasce dalla consapevolezza delle difficoltà e dei timori che possono incontrarsi nel momento della diagnosi di una malattia che riguardi noi stessi o un nostro congiunto. Tecnicamente si tratta del Patient’s Journey, il viaggio o percorso ottimale di cura, di una persona con diagnosi di schizofrenia (o a rischio di sviluppare tale patologia). Cosa devo fare? Quando? A chi mi posso rivolgere? La costruzione del Patient’s Journey nasce dall’esigenza di rispondere alla complessità dell’approccio alla diagnosi prima e alla cura poi, mostrando una strada codificata che possa orientare utenti, pazienti e caregiver verso un’assistenza specifica, migliorando l’aderenza ai percorsi di cura e quindi la loro efficacia.

Nel corso della presentazione sono stati mostrati i dati statistici che hanno permesso la costruzione del documento. Attraverso una semplice survey è stato possibile identificare e verificare una serie di presupporti operativi o teorici che generalmente un servizio di salute mentale potrebbe adottare o adoperare. La survey presentata ai dirigenti di dipartimento chiedeva di fatto un consenso rispetto alla tematica riportata e un riscontro sulla reale applicazione nei servizi.

Da questo confronto è emersa una forte discrepanza soprattutto relativamente ad alcune aree che riguardavano, ad esempio, l’implementazione della figura dell’Esperto in Supporto tra Pari all’interno dei servizi, il coinvolgimento dei familiari nei percorsi di cura, l’attivazione di percorsi lavorativi e la possibilità di erogare interventi domiciliari.

 

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Queste tematiche sono state successivamente riprese nel corso di una tavola rotonda che ha visto il coinvolgimento di Proges attraverso l’esperienza dell’Area Inclusione, raccontata dalla dott.ssa Manuela Polizzi (Business Area Manager): “Nell’ambito dei servizi erogati sul territorio milanese è stata fondamentale la forte collaborazione con i dipartimenti, soprattutto con il DSM-D Niguarda. Il lavoro a più mani ha dato la possibilità di attivare progetti innovativi come il Piano Urbano che coinvolge tutti i CPS milanesi e prevede l’erogazione di interventi intensivi territoriali (domiciliari). Importanti implementazioni che sono state apportate nel tempo come l’assunzione di ESP qualificati all’interno del servizio, l’inserimento di uno psicologo che possa offrire maggiore supporto ai familiari o ancora l’attivazione di un Case Manager dedicato all’area lavoro, una figura specializzata e formata per lavorare in rete con i dipartimenti (Integra-Lavoro) e altri enti (come la cooperativa sociale di tipo B Biricca) e favorire i percorsi di potenziamento e inserimento lavorativo. L’insieme di queste implementazioni dovrebbe rendere l’idea di come l’integrazione tra pubblico e privato possa effettivamente richiamare a quei valori di unione e coesione; e di come questi possano supportare un lavoro che mira a garantire una piena personalizzazione dei percorsi di cura a fronte di un servizio generalista e frastagliato. I servizi, tutti, dovrebbero così trovare la motivazione e gli strumenti per fronteggiare le nuove emergenze psicosociali attraverso la collaborazione e il lavoro per obiettivi comuni.”

Arcangelo Perillo

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