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Giovani con diabete, così AGD Parma accompagna bambini e famiglie dalla diagnosi all’autonomia. Intervista a Maria Lisa Calzetti

Un secondo posto che vale molto più di una medaglia. Alla Insulin on Board Cup 2026 in Polonia, il torneo internazionale di futsal dedicato ai giovani con diabete di tipo 1, il Team Diabete Italia ha conquistato un prestigioso secondo posto, distinguendosi non solo per i risultati sul campo, ma anche per correttezza, fair play e spirito di squadra.

Tra i protagonisti dell’avventura c’erano anche cinque ragazzi di AGD Parma ODV – tre residenti a Parma e due provenienti da comuni vicini – tutti seguiti dal Centro di Diabetologia Pediatrica dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Parma. Ad accompagnarli in Polonia c’era anche Maria Lisa Calzetti, presidente dell’Associazione per l’Aiuto ai Giovani con Diabete Parma, con cui ParmaDaily.it ha parlato dell’attività dell’associazione e del valore dello sport come strumento di crescita.

 

 

Partiamo dall’associazione. Che cos’è AGD Parma?

AGD Parma ODV è nata nel 1984 grazie a un gruppo di genitori di bambini con diabete di tipo 1. Oggi siamo una trentina di volontari e continuiamo a sostenere chi affronta questa malattia. Il nostro obiettivo è accompagnare bambini, ragazzi e genitori nell’accettazione della diagnosi e nella gestione della vita quotidiana.

Qual è la differenza tra diabete di tipo 1 e diabete di tipo 2?

È importante fare chiarezza. Il diabete di tipo 1 è una malattia autoimmune: il sistema immunitario distrugge le cellule del pancreas che producono insulina e può colpire chiunque, anche in età adulta, sebbene sia più frequente nei bambini e nei giovani. Il diabete di tipo 2, invece, è legato soprattutto a fattori genetici e agli stili di vita. Un tempo riguardava quasi esclusivamente gli anziani, mentre oggi interessa sempre più spesso anche bambini e adolescenti.

 

 

Quali attività svolgete concretamente?

Organizziamo momenti di socializzazione perché i bambini possano incontrarsi tra loro e le famiglie possano confrontarsi. Chi riceve una diagnosi si sente spesso solo: vedere che esistono altre persone che vivono la stessa esperienza è di grande aiuto.

Lavoriamo sempre in stretta collaborazione con il Centro di Diabetologia Pediatrica dell’Ospedale dei Bambini, la cui responsabile è la dottoressa Brunella Iovane, coadiuvata dal dottor Pietro Lazzeroni, con la collaborazione delle infermiere Daria e Rosy e della dietista Tiziana, che sono il riferimento per tutte le nostre famiglie e con cui organizziamo numerose iniziative durante tutto l’anno.

Tra queste ci sono i campi scuola. Perché sono così importanti?

Per i bambini fino ai sette anni organizziamo campi insieme ai genitori, con due percorsi diversi. I bimbi giocano e imparano con i medici e i volontari, mentre i genitori condividono un momento che è un’occasione unica di confronto e crescita tra persone che si trovano a gestire una medesima situazione, affiancati anche da una psicologa.

Dagli 8 ai 13 anni, invece, proponiamo una settimana residenziale durante la quale i ragazzi sperimentano il primo vero momento di autonomia.

I genitori hanno spesso paura delle ipoglicemie e faticano a separarsi dai figli. Durante il campo imparano anche loro a lasciarli crescere. I ragazzi, invece, iniziano a gestirsi da soli: imparano a utilizzare il sensore glicemico e le altre tecnologie, attività che normalmente a casa sono affidate ai genitori.

Queste esperienze cambiano profondamente i bambini. Si confrontano con altri coetanei che vivono la loro stessa situazione, acquistano sicurezza e capiscono di non essere gli unici. Cambia anche il rapporto con i medici. Dopo una settimana trascorsa insieme, il medico non è più soltanto la persona delle visite periodiche e diventa una figura di riferimento con cui si crea un rapporto di fiducia che facilita anche il percorso di cura.

 

 

L’adolescenza è una fase ancora più delicata?

Assolutamente sì. L’adolescenza è una fase complessa e il diabete rende tutto ancora più difficile. Per questo organizziamo un lungo weekend a Riccione dedicato ai ragazzi più grandi. Affrontiamo temi come l’alcol, le uscite con gli amici e tutte quelle situazioni che fanno parte della crescita. Non vogliamo vietare nulla, ma insegnare come affrontare questi momenti in sicurezza.

Siete molto presenti anche nelle scuole.

Sì. Parma è stata una delle prime città italiane a dotarsi di un protocollo per la gestione del diabete a scuola, grazie alla collaborazione con la persona che è ora l’assessore ai Servizi sociali del Comune di Parma, Ettore Brianti, e che allora era il direttore sanitario dell’AUSL.

Il protocollo è nato nel 2010, è stato aggiornato nel 2019 e nuovamente nel 2023. Oggi è tra i migliori d’Italia. Pur non disponendo, per scelta, di infermieri scolastici dedicati, tutti gli insegnanti che hanno in classe un bambino con diabete ricevono una formazione specifica. Inoltre, quando un alunno utilizza particolari tecnologie, è direttamente il personale sanitario del Centro di Diabetologia Pediatrica dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria a formare gli insegnanti sul loro corretto utilizzo.

Inoltre, vengono organizzati annualmente, in collaborazione con il Centro e l’AUSL, corsi di formazione per tutto il personale scolastico di tutte le scuole, anche quelle in cui non ci sono alunni con diabete di tipo 1.

Quali sono gli altri appuntamenti organizzati dall’associazione?

Il 14 novembre, in occasione della Giornata mondiale del diabete, siamo presenti in piazza Garibaldi insieme ai diabetologi dell’Azienda USL, dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria e dell’associazione che si occupa del diabete dell’adulto, con attività di sensibilizzazione e screening. Organizziamo anche convegni e diverse iniziative divulgative rivolte alla cittadinanza.

A Natale promuoviamo la vendita di panettoni senza zuccheri aggiunti: ogni anno ne distribuiamo circa 1.500. È un modo per raccogliere fondi ma anche per far conoscere la nostra realtà.

Inoltre organizziamo la festa di Santa Lucia e degli auguri, che è un importante momento di incontro per tutti i nostri giovani e per le loro famiglie.

Qual è oggi la sfida più importante?

Far conoscere i sintomi del diabete di tipo 1. Sono sintomi semplici: tanta sete, tanta pipì, stanchezza e dimagrimento, ma ancora oggi molte persone non sanno riconoscerli e questo può ritardare la diagnosi. La recente legge sulla diagnosi precoce rappresenta un passo importante, ma è fondamentale continuare a fare informazione.

Che cosa ha rappresentato, infine, la partecipazione alla Insulin on Board Cup?

È stata un’esperienza straordinaria. Ho accompagnato i ragazzi in Polonia e vedere cinque ragazzi della nostra associazione indossare la maglia del Team Diabete Italia è stato motivo di grande orgoglio. Lo sport dimostra ogni giorno che il diabete di tipo 1 non impedisce di vivere pienamente le proprie passioni.

Andrea Marsiletti

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