Il magazine della cooperativa sociale Proges

La Casa di Iris al servizio e nel cuore dei piacentini. Intervista a Sergio Fuochi (Insieme per l’hospice)

Quello tra l’hospice “La Casa di Iris” e la città e provincia di Piacenza è un legame strettissimo.

A mantenerlo e alimentarlo è l’associazione “Insieme per l’hospice” che svolge un ruolo fondamentale affinchè questo servizio possa continuare a essere erogato con altissima professionalità e calore umano dal gestore Consorzio “La Casa di Iris”, di cui fa parte la cooperativa Proges.

Abbiamo intervistato il presidente dell’associazione Sergio Fuochi.

Qualche settimana al Teatro municipale di Piacenza fa si è tenuto il concerto benefico sold out dei “Cani della bisca” organizzato dalla Lega italiana contro i tumori per ricordare i medici morti durante il covid e raccogliere fondi per l’hospice “La Casa di Iris”. Perchè questa struttura è così importante per Piacenza?

Perchè la Casa di Iris è l’hospice voluto proprio dai piacentini. Tutto è nato dodici anni fa su impulso dell’associazione “Insieme per hospice” che rappresenta la Piacenza produttiva, politica e religiosa, avente come soci fondatori il Comune di Piacenza, la Provincia di Piacenza, la Diocesi di Piacenza-Bobbio, la Caritas Diocesana, la Camera di Commercio Industria e Artigianato, la Fondazione di Piacenza e Vigevano, Confcooperative – Unione provinciale di Piacenza, Confindustria Piacenza, Lega Italiana per la lotta ai Tumori (sezione di Piacenza), l’associazione Malato Oncologico di Piacenza, U.P.A.- Federimpresa.

E’ il territorio che ha voluto la Casa di Iris e il territorio è da anni impegnato nel suo sostegno.

 

 

Qual è il ruolo dell’Associazione “Insieme per l’hospice”?

L’associazione, titolare dell’appalto al termine di un project financing, è impegnata a erogare un canone annuale al gestore che integra il finanziamento pubblico.

Nei primi anni i soci fondatori versarono direttamente risorse a favore dell’hospice; nel tempo è stata sempre più l’associazione, tramite le sue attività, a raccogliere fondi organizzando eventi, ricevendo erogazioni liberali e contributi di cittadini che considerano il servizio indispensabile e un’eccellenza.

I volontari, che sono una componente preziosissima dell’associazione, organizzano banchetti benefici per vendere i loro manufatti quali tovaglie, presine per la cucina, prodotti natalizi e alimentari.

Alcuni eventi sono entrati nella tradizione. Penso, ad esempio, alla risottata, occasione nella quale mettiamo a tavola dalle 750 alle 1.000 persone a seconda delle condizioni climatiche.

Che risotto cucinate?

Spesso il risotto alla parmigiana con il rosmarino, avvalendoci del supporto dell’Accademia della cucina di Piacenza. E’ un piatto neutro che minimizza il numero delle intolleranze. Il primo anno preparammo il risotto alle ortiche ma poi, visto l’alto numero di partecipanti, abbiamo dovuto cambiare menù perchè esso avrebbe richiesto un lavoro enorme degli agricoltori piacentini nella raccolta delle ortiche.

Quante persone lavorano nell’hospice?

Circa trenta persone, a cui si aggiungono i volontari di relazione, per 16 posti letto.

La rete delle cure palliative è gestita dall’Ausl di Piacenza che decide gli ingressi. Ci rapportiamo in particolare con la dott.ssa Lalla Bertè. La collaborazione tra associazione, gestore e ASL è strettissima. Arrivano da noi soprattutto malati terminali oncologici, ma quelli che non rispondo più alle terapie e non possono essere assistiti a domicilio.


 

Progetti per il futuro?

Stiamo realizzando la sede legale dell’associazione di fianco al giardino dell’hospice. Di ciò siamo grati a un benefattore che ci ha donato una porzione di terreno e ad alcuni costruttori che eseguiranno gratuitamente i lavori. La sede dovrebbe essere pronta alla fine del 2023.

Per il futuro il Cda ha deciso di investire il più possibile nelle manutenzioni straordinarie per consentire il migliore accoglimento dei pazienti possibile.

Andrea Marsiletti

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