il magazine della cooperativa sociale Proges

La riqualifica Oss in Proges raccontata dai protagonisti

La soddisfazione di avercela fatta, i sacrifici per conciliare la formazione con il lavoro e la vita familiare, il sostegno dei colleghi e di chi ha accompagnato il percorso.

Sono i sentimenti emersi durante la consegna degli attestati al personale della cooperativa sociale Proges che ha rafforzato le sue competenze per la qualifica di Operatore Socio-Sanitario (OSS) dopo l’esame finale. A consegnarli è stata la presidente Annalisa Pelacci e la tutor d’aula Claudia Reggiani, in un momento che ha dato spazio alle voci e alle esperienze dei partecipanti.

Dai loro racconti nasce questa intervista corale, che restituisce il valore professionale e umano del cammino compiuto insieme.

Che cosa significa essere arrivati alla consegna dell’attestato?

È stata un’esperienza molto bella, ma anche pesante, difficile, tosta, con tanti sacrifici, veramente tanti. Sono contenta di essere arrivata fin qui. Ringrazio di cuore la mia coordinatrice per avermi dato questa opportunità, Proges e i docenti che ci hanno seguito nel bene e nel male. E ringrazio anche me stessa, per esserci riuscita.

Alla soddisfazione si unisce, in un’altra testimonianza, la sorpresa per un traguardo che sembrava lontano: “Per me è un giorno molto speciale: non avevo mai pensato di arrivare a questo momento. Grazie alla mia coordinatrice, a tutti i docenti e in particolare a Claudia. Mi sono trovata molto bene con i miei colleghi. Grazie a tutti”.

Quanto è stato impegnativo conciliare il corso con la vita quotidiana?

All’inizio pensavo che non fosse possibile, con un bambino di due anni che non andava al nido e un trasloco da affrontare. Poi, durante il corso, i colleghi, Claudia e Monica mi hanno aiutata e incoraggiata: “Dai, vedrai che riesci a farcela”. Quando mi dicevano queste cose, andavo avanti. Alla fine è stata una bellissima opportunità, una delle cose più belle che mi siano capitate qui in Italia. Sono molto felice.

 

 

Che cosa vi ha lasciato questa esperienza, oltre alla preparazione professionale?

Per me è stata un’esperienza davvero formativa. Ho conosciuto persone con una grande passione per quello che fanno, con un’attenzione e una dedizione incredibili.

Penso di aver imparato tanto anche dal punto di vista umano: dalle mie compagne, dai docenti e dall’organizzazione, che è stata sempre precisa e ha risolto velocemente i problemi.

Un altro intervento sottolinea lo stesso aspetto: “È stato veramente un bel gruppo. Personalmente ho imparato non soltanto tante nozioni, ma anche, e soprattutto, la dedizione a qualcosa di molto impegnativo”.

Nelle parole di un’altra partecipante torna la presenza costante di chi ha seguito il gruppo: “Claudia ci è stata sempre vicina, anche quando eravamo a casa e avevamo bisogno. Per qualsiasi cosa la chiamavamo”.

 

 

E per chi ha seguito il gruppo nella formazione, che esperienza è stata?

Ho trovato un gruppo molto attento. Ci sono stati alti e bassi, anche momenti di sconforto: ci stanno, perché vi chiedevamo tanto e avete fatto tanto. Per me è stata un’esperienza molto interessante, che mi ha permesso di recuperare la parte relazionale del lavoro, rispetto a un’attività che negli ultimi anni è diventata più organizzativa e procedurale.

Quali immagini raccontano meglio il legame che si è creato?

Le cose che mi hanno resa più felice sono stati i momenti di solidarietà. Ricordo due colleghe con il velo che andavano a prendere una suora: è un’immagine forte, che mi porto dentro, soprattutto in questi tempi di guerra. E poi i regali, la festa di Natale, il pranzo condiviso, la sorpresa per il mio compleanno, le torte fatte da loro e un libro con le foto. Sono cose che rimangono, soprattutto nella relazione umana. AM

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