Si è svolto presso il Dipartimento di Scienze dell’Educazione dell’Università di Bologna il convegno “Sentire l’inglese, e altre lingue, nella fascia di età 0-3-6 anni. Dati, riflessioni, esperienze”, promosso nell’ambito di un progetto di ricerca-formazione-azione nato dalla collaborazione tra la Regione Emilia-Romagna e l’Ateneo bolognese. Tra i relatori della tavola rotonda pomeridiana è intervenuto Tino Braga, coordinatore pedagogico di Proges.
Il progetto è attivo sul territorio regionale dal 2021 e nasce da un’idea semplice ma profonda: esporre i bambini, fin dai primissimi anni di vita, alle sonorità di un’altra lingua, così da familiarizzare con un universo di suoni che diventeranno presto riconoscibili e riproducibili. A questo scopo sono le educatrici e le insegnanti di sezione, formate appositamente, a introdurre queste sonorità nella quotidianità del nido e della scuola dell’infanzia, a partire da materiali semplici come albi illustrati con poche parole, gesti, canzoni e routine.
«Nato come opportunità – dice Braga nel suo intervento – il progetto si è trasformato in una scelta educativa che promuove il valore socioculturale delle lingue e soprattutto della lingua madre, che è sempre associata a una cultura particolare e a una parte dell’identità degli individui».
«Per i bambini – ha sottolineato ancora Braga – il progetto è stato una possibilità di rimanere in contatto con la propria naturale apertura al linguaggio, di sperimentare la sorpresa e lo stupore, di esprimersi con il corpo e la voce in risposta a suoni nuovi. Per gli educatori, invece, ha significato mettersi in gioco, riaccendere la propria curiosità e stimolare la propria creatività nel cercare nuove strade per costruire le proprie proposte e suscitare interesse e partecipazione nei bambini».
Non è mancata una riflessione critica sulle difficoltà concrete incontrate sul campo: la lingua straniera priva temporaneamente l’educatore del suo principale strumento comunicativo, quello con cui costruisce la relazione quotidiana con i bambini. Timidezza, insicurezza, timore di sbagliare e mancanza di tempo per preparare le attività sono ostacoli reali che bisogna considerare.
Ultima sottolineatura importante: la ricchezza linguistica. «Un progetto che si ferma all’introduzione della lingua inglese – conclude Braga – incentiva una visione di società pragmatica, monolingue, focalizzata sulla competenza tecnica e sull’efficienza comunicativa per l’integrazione internazionale, rispetto a una società che valorizza la diversità linguistica e culturale, con il rischio di portare a un’eclissi delle lingue madri». L’attenzione, al contrario, deve essere rivolta alla valorizzazione della lingua del contesto familiare come base su cui si costruisce l’apprendimento di ogni lingua successiva.