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Salute mentale, oltre i pregiudizi: Merano in corteo. Intervista a Giampiero Modola di Casa Basaglia

Portare la salute mentale nelle piazze, nei parchi e nei luoghi della vita quotidiana. Creare occasioni di incontro e rendere visibili le reti che accompagnano le persone nei percorsi di cura e inclusione. È questo il significato di Out Raus Fuori, l’iniziativa nata con la gestione di Casa Basaglia da parte della Cooperativa Proges e giunta alla seconda edizione.

Ne parliamo con Giampiero Modola (nella foto sotto, a destra), Responsabile Amministrativo di Casa Basaglia e Direttore Operativo dell’evento.

 

 

Giampiero, partiamo dal nome: che cosa significa portare la salute mentale “fuori”?

Significa uscire dai luoghi chiusi dell’istituzione e coinvolgere la cittadinanza. Vogliamo invitare cittadini, associazioni, professionisti e realtà del territorio a incontrarsi, dialogare e condividere esperienze. Per noi è anche un’occasione per osservare all’esterno gli effetti delle politiche e delle azioni che realizziamo nei servizi specialistici. Ci permette di mostrare le collaborazioni attraverso le quali costruiamo percorsi di vita, cura e inclusione per le persone che seguiamo nel Comprensorio sanitario di Merano.

Qual è l’obiettivo che tiene insieme queste esperienze?

Rafforzare una rete capace di fare di Merano una città che cura, anche sul piano della prevenzione. Il sociale è troppo complesso perché una sola organizzazione possa dare tutte le risposte. Servono alleanze, competenze diverse e responsabilità condivise. Out Raus Fuori nasce proprio da questa consapevolezza.

Chi ha contribuito alla costruzione della giornata?

Accanto a Proges, i promotori sono l’Azienda Sanitaria di Merano, Teatro Pratiko e l’Ordine degli psicologi, con il patrocinio del Comune di Merano. Un sostegno importante è arrivato dall’assessora alle Politiche Culturali Antonella Costanzo. La giornata ha previsto anche un momento istituzionale con il Direttore Generale di Proges Francesco Altieri, la Vicepresidente di Biricca Manuela Polizzi e i rappresentanti del Comprensorio Sanitario di Merano e dell’Amministrazione Comunale. Questa partecipazione esprime il senso dell’iniziativa: mettere in relazione soggetti che, da prospettive diverse, possono contribuire al benessere della comunità.

 

 

Tu insisti sulla necessità di parlare di salute mentale andando oltre la sola psichiatria. Perché?

Perché la salute mentale riguarda tutti. La psichiatria interviene sulla dimensione della patologia, ma il nostro sguardo deve comprendere anche la prevenzione, il benessere e le condizioni di vita delle persone. La società contemporanea produce disagio e ci mette di fronte a bisogni differenti. Chiunque può attraversare traumi o periodi di forte stress. Rivolgersi a un servizio di supporto psicologico non significa essere “matti”: dobbiamo superare questo pregiudizio e aiutare le persone a riconoscere la possibilità di chiedere sostegno.

Merano è un territorio favorevole a questo lavoro?

Merano ha un tessuto associativo e un terzo settore molto vivaci. È una ricchezza che facilita la costruzione di iniziative come questa. È una città che offre numerosi servizi dedicati al sostegno psicologico e alle situazioni di disagio. Con Out Raus Fuori vogliamo rendere questa rete più visibile e far comprendere quanto sia importante poter accedere ai servizi, senza timori e senza sentirsi giudicati.

Come si traduce questa visione nel lavoro quotidiano di Casa Basaglia?

Collaboriamo con il dottor Antonio Luchetti, Primario della Psichiatria di Merano, anche per ridurre il ricorso all’ospedalizzazione e favorire, quando possibile, la cura delle persone a casa propria. L’obiettivo è dare maggiore spazio alla dimensione sociale dei percorsi, affiancandola a quella sanitaria. Significa lavorare sulle relazioni, sui contesti di vita sulla dimensione lavorativa e sulle opportunità di inclusione.

Quali elementi hanno caratterizzato questa seconda edizione?

Rispetto all’idea iniziale nata lo scorso anno abbiamo deciso di mantenere il nome e il corteo, perché vogliamo costruire un appuntamento riconoscibile, da ritrovare ogni anno. Questa edizione è stata caratterizzata da una performance con un enorme arcobaleno ideata da Nazario Zambaldi, Presidente di Teatro Pratiko e Coordinatore Teatrale dell’evento. Nel Parco Marconi erano presenti gli stand informativi delle realtà organizzative dei diritti alla persona e un setting scenografico con alcune sedie e cornici bianche, pensate per stimolare le persone ad aprirsi, cercare l’altro e avviare un confronto.

Gli utenti del servizio psichiatrico di Merano hanno inoltre animato l’evento con tre ore di musica dal vivo.

 

 

L’arcobaleno è arrivato anche su un ponte della città. Quale messaggio volevate trasmettere?

Con il “Rainbow Bridge” abbiamo rivestito l’intero ponte principale di Merano con i colori dell’arcobaleno. La parola d’ordine era alleanza. Il ponte rappresentava il collegamento tra persone, servizi e realtà del territorio: un modo visibile e condiviso per esprimere il senso della giornata. L’arcobaleno ha dato poi forma al corteo che attraversato le vie del centro.

Che ruolo hanno avuto il teatro e la cultura?

Hanno rappresentato la seconda parte dell’evento. Nel pomeriggio, al Centro per la Cultura, si è svolto uno spettacolo teatrale tratto dai diari e dalle memorie di Alda Merini: “La chiamavamo Terra Santa”. La proiezione del cortometraggio degli studenti della 3°P del Liceo Pascoli di Bolzano: “Coma stai?” girato all’ex Ospedale psichiatrico Paolo Pini di Milano oggi Impresa Sociale “Olinda”.

 

 

C’è stata poi la presentazione del libro “Che cos’è la salute mentale?”, che riprende il confronto aperto da Franco Basaglia 30 anni fa con “Che cos’è la psichiatria?” attraverso il contributo di un gruppo di psichiatri di formazione triestina. Lo psichiatra Mario Colucci, curatore del volume, lo ha presentato insieme al dottor Antonio Luchetti. Merano è stata la terza tappa dopo Bologna e Reggio Emilia. Anche questi momenti hanno portato la riflessione sulla salute mentale fuori dagli spazi specialistici, aprendola alla città.

Quale prospettiva vorreste dare a Out Raus Fuori?

Vogliamo che diventi un appuntamento annuale e che contribuisca a consolidare una rete sempre più unita. La giornata rende visibile un lavoro che continua nei servizi e nelle collaborazioni quotidiane. L’obiettivo è rendere Merano sempre più capace di prevenire il disagio, accogliere le differenze e accompagnare le persone nei loro percorsi di vita. AM

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