Si è svolto a Milano il 28 settembre nell’Aula Magna dell’Ospedale Luigi Sacco “NEXT to ME. Organizzazione e innovazione per la sanità territoriale”, evento promosso dall’ASST Fatebenefratelli e dedicato ai nuovi modelli di sanità territoriale.
Una giornata di confronto particolarmente significativa, che ha riunito istituzioni, professionisti sanitari, università, ricerca e Terzo Settore attorno a una delle principali trasformazioni in corso nel sistema sanitario: rendere effettiva la continuità delle cure tra ospedale, territorio e domicilio.
Il contributo delle organizzazioni del Terzo Settore alla costruzione dei nuovi modelli è stato uno dei temi specifici del programma. Tra questi anche quello di Annalisa Pelacci, presidente di Proges. Al centro del suo intervento, una visione che supera la contrapposizione tra strutture e domicilio con la costruzione di reti di cura capaci di intercettare precocemente la fragilità, integrare sanitario e sociale e utilizzare la tecnologia per sostenere autonomia e relazioni.
La sanità territoriale di domani, infatti, non sarà semplicemente una sanità che esce dall’ospedale. Sarà sempre più un sistema capace di collegare servizi sanitari e sociali, domicilio, tecnologie, professionisti e risorse della comunità attorno ai bisogni della persona.
“La vera innovazione non consiste nel trasferire una prestazione dall’ospedale al domicilio. Significa costruire intorno alla persona un sistema capace di leggere precocemente i bisogni e di mettere in relazione tutte le risorse che possono concorrere al suo benessere”, ha sottolineato Pelacci.
Una prospettiva maturata anche attraverso l’esperienza dell’Adriano Community Center, l’hub realizzato da Proges nel quartiere Adriano di Milano nel quale convivono servizi sociosanitari, residenzialità, abitare protetto, inclusione, cultura e attività di comunità.
Ma nell’intervento a “NEXT to ME” il progetto è stato soprattutto il punto di partenza per proporre una riflessione più ampia: la sanità territoriale funziona quando riesce a ricomporre ciò che tradizionalmente viene gestito separatamente.
“Sanitario e sociale non possono procedere su binari paralleli, soprattutto quando parliamo di grandi anziani. Una caduta, una terapia non seguita correttamente, la solitudine o la perdita progressiva di autonomia sono aspetti diversi della stessa condizione di fragilità e richiedono risposte integrate”.
In questa visione la tecnologia assume un ruolo importante, ma molto preciso. Non sostituisce il lavoro di cura e la relazione con i professionisti: serve piuttosto ad ampliare la capacità di prevenire, monitorare e intervenire.
Adriano SiCura 2.0 prevede infatti l’utilizzo di dispositivi per il monitoraggio domiciliare delle condizioni di salute e sicurezza, affiancati dall’attività di una équipe multidisciplinare composta, tra gli altri, da Infermiere di Famiglia e Comunità, fisioterapista, assistente sociale, Operatore di Quartiere, specialisti geriatri e fisiatri e psicologo.

“Non ci interessa una tecnologia che allontana la persona dai servizi. Ci interessa esattamente il contrario: tecnologie che permettano di essere più vicini, di cogliere prima un cambiamento e di sostenere più a lungo l’autonomia delle persone nel luogo in cui desiderano vivere”.
Il domicilio diventa così uno dei luoghi della cura, inserito però in una rete più ampia e continuamente collegato ai servizi e alla comunità.
A “NEXT to ME” Proges ha presentato anche “SMART AGE – Stimulation and Monitoring for Active Resilience in The Ageing”, progetto che porta ulteriormente avanti questa impostazione. SMART AGE rientra nelle sperimentazioni di sanità preventiva e telemedicina promosse nell’ambito del Decreto Grandi Anziani che ha selezionato 58 progetti pilota su 146 candidature, con l’obiettivo nazionale di coinvolgere circa 60 mila persone over 80 con almeno una patologia cronica.
Il progetto approvato da Proges prevede un target di 100 anziani. Tre le direttrici: prevenzione del deterioramento cognitivo e motorio, miglioramento dell’aderenza terapeutica e contrasto dell’isolamento sociale. Le tecnologie adattive, i dispositivi intelligenti e la domotica assistiva vengono affiancati da attività professionali e sociali e dalla collaborazione con il Terzo Settore.
“La sfida è passare dalla sperimentazione alla costruzione di modelli replicabili. Abbiamo bisogno di soluzioni che tengano insieme prevenzione, domiciliarità, competenze professionali, tecnologia e comunità. È in questa integrazione che vediamo il futuro della long term care”.
È questo uno degli elementi più significativi del contributo portato da Proges al confronto: interpretare il Terzo Settore non soltanto come soggetto chiamato a gestire servizi, ma come parte attiva nella progettazione delle nuove reti territoriali. L’esperienza sviluppata nel quartiere Adriano mette infatti in relazione strutture sociosanitarie, medici e farmacie, istituzioni, associazioni, volontariato, servizi pubblici, realtà culturali, scuole e altre risorse informali della comunità.
“Il territorio non è semplicemente il luogo nel quale vengono erogati i servizi, è una risorsa della cura. Occorre riconoscerne le competenze, attivare le reti formali e informali e costruire comunità capaci di vedere le fragilità prima che diventino emergenze”.
Un’impostazione pienamente in sintonia con il messaggio emerso dalla giornata: i singoli progetti acquistano valore soprattutto quando diventano parti connesse di un sistema, nel quale tecnologie, professionalità e organizzazioni collaborano per garantire continuità assistenziale e avvicinare la capacità di cura alla vita quotidiana delle persone.