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Attraverso l’obiettivo ritrovano ricordi ed emozioni: in mostra gli scatti degli anziani di Sorbolo

Alla Casa Protetta inaugurata la mostra fotografica realizzata dagli ospiti insieme al fotografo Gigi Montali, un progetto che ha unito creatività, memoria e socialità

Imparare cose nuove, stimolare la mente, riscoprire ricordi custoditi nel tempo e vivere nuove emozioni. Sono questi gli obiettivi che hanno accompagnato il progetto fotografico conclusosi con l’inaugurazione della mostra “Immagini dalla Casa degli Anziani di Sorbolo”, interamente realizzata dagli ospiti della Casa Protetta e del Centro Diurno.

L’esposizione raccoglie gli scatti nati durante un percorso sviluppato insieme al fotografo Gigi Montali, che ha accompagnato gli anziani alla scoperta della fotografia come strumento di espressione, osservazione e racconto.

Le immagini esposte restituiscono dettagli, emozioni e frammenti di quotidianità, offrendo uno sguardo autentico sulla vita all’interno della struttura e sul percorso vissuto dai partecipanti.

«Siamo partiti molti anni fa proponendo diversi percorsi legati alla cultura, alla musica e più in generale alla bellezza, visitando anche i musei cittadini e presto torneremo a farlo, così potrete continuare a fare fotografie», ha spiegato Giuseppe Gaiani, Area Specialist di Proges, sottolineando la volontà di proseguire un percorso che mette al centro la crescita culturale e personale degli ospiti.

Il progetto si inserisce infatti nel più ampio filone “Cura come cultura, cultura come cura”, promosso da Proges.

«Ho avuto il piacere di seguire questo progetto fin dall’inizio – ha dichiarato la presidente di Proges, Annalisa Pelacci intervenuta all’inaugurazione –. Questo percorso sulla fotografia è particolarmente significativo perché è decisamente fuori dal comune e molto stimolante per tutti, non solo per chi ha scattato le fotografie ma anche per chi avrà il piacere di visitare la mostra».

Per Gigi Montali, fotografo per passione e oggi impegnato in numerosi laboratori con scuole e persone con disabilità, si è trattato della prima esperienza con gli anziani.

«Il progetto è nato alla fine dello scorso anno grazie allo stimolo arrivato da Cristian Razzoli e Giuseppe Gaiani di Proges. Con gli anziani non avevo mai lavorato. Nei primi incontri abbiamo preso confidenza con la macchina fotografica e osservato alcune mie immagini. Poi siamo passati agli scatti: prima fotografandosi tra loro, successivamente realizzando composizioni con fiori, frutta e oggetti. In seguito abbiamo utilizzato strumenti del passato chiedendo agli ospiti di riconoscerli. È stato il momento più emozionante: si sono accesi, hanno iniziato a raccontare storie, ricordi e aneddoti legati a quegli oggetti. La fotografia è diventata così un ponte verso la memoria».

Un percorso che è proseguito con un’uscita nel paese per realizzare nuovi scatti e si è concluso con la selezione e l’allestimento delle immagini, montate dagli stessi partecipanti con cartoncini e colla.

All’inaugurazione erano presenti anche il sindaco di Sorbolo Mezzani, Nicola Cesari, e l’assessora alle Politiche Sociali Sandra Boriani.

«È un’esperienza magnifica quella vissuta dai nostri nonni – ha affermato il sindaco Cesari –. In queste fotografie è racchiusa tutta la loro bellezza, ma anche quella delle tradizioni e delle storie che il nostro territorio può continuare a tramandare grazie alle loro testimonianze. Questa mostra rappresenta una nuova visione della casa protetta: un luogo vivo, aperto e sempre più protagonista della comunità».

Un concetto condiviso anche dall’assessora Boriani, che ha sottolineato il valore delle attività innovative proposte agli ospiti.

«La collaborazione tra Comune e Proges è orientata a offrire esperienze nuove, capaci di stimolare le persone anche nelle loro fragilità. Attività come questa fanno bene non solo agli anziani, ma a tutta la comunità. Generano relazioni, favoriscono la partecipazione, stimolano ricordi e capacità che spesso si pensa siano sopite. A volte nasce persino una sana competizione che contribuisce al benessere e alla qualità della vita».

Dietro ogni fotografia esposta non c’è soltanto un’immagine, ma una storia. Uno sguardo che torna a incuriosirsi, una memoria che riaffiora, una persona che continua a raccontarsi. Ed è forse proprio questa la fotografia più bella che il progetto ha saputo restituire.

Tatiana Cogo

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