“Fin da piccola mi ponevo questa domanda: ‘Gesù, cosa vuoi da me?’. Mentre continuavo a cercare la sua volontà, un giorno, durante il periodo in cui studiavo Scienze biologiche all’Università di Ferrara, ho conosciuto le monache carmelitane scalze. Ho incontrato un modo di vivere che ha esercitato subito un fascino grandissimo nel mio cuore, a cui non ho saputo resistere e a cui mi sono abbandonata. Ho incontrato Gesù attraverso il monastero e l’ho seguito. Sono entrata nel Carmelo nel giorno in cui compivo vent’anni. Qui mi sono trovata come un pesce nel suo mare. Non ho scelto un ordine di vita contemplativa, mi sono lasciata scegliere. Essere contemplativi significa rischiare tutto sulla fede e sull’amore di Dio.”
Così suor Teresa, monaca di clausura del monastero dell’ordine delle Carmelitane Scalze di Parma, ha raccontato la sua chiamata agli ospiti della Casa per Anziani Peracchi di Fontanellato in un incontro in diretta streaming. L’evento, dal titolo “Il valore della preghiera, il silenzio del monastero”, è stato il quarto appuntamento della rassegna 2026 “Storie che si incontrano – Le voci della città nei luoghi della cura” promossa dalla cooperativa sociale Proges, nella quale personalità e voci autorevoli di Parma hanno accettato di mettersi in gioco nelle case degli anziani, nei gruppi appartamento per persone con disabilità e nelle strutture della salute mentale.
Dopo il saluto della presidente di Proges Annalisa Pelacci, sono iniziate le domande degli anziani sulla vita in monastero, sul perchè della scelta della clausura, sul significato della parola “contemplazione”.
“La nostra vita è destinata totalmente alla preghiera, al silenzio e alla vita fraterna. Entrando in monastero abbiamo scelto di vivere per la parola di Dio, attratte dalla sua voce e dal nostro richiamo interiore. La preghiera, per noi carmelitane scalze, è un clima di amore per il Signore: è il saper stare sempre nell’amore di Dio. Altri ordini sono più orientati alla lode, alla supplica o all’intercessione. Santa Teresa ci ha insegnato anche a convivere, perché “il saper stare con Dio si vede nel sapere stare con le sorelle” spiega Suor Teresa. “Nel monastero di Parma siamo undici, con due giovani che hanno il velo bianco perché sono in noviziato.”
“La nostra giornata? Ci alziamo alle 5 del mattino e andiamo subito a pregare per circa tre ore. Poi ci dedichiamo al lavoro, che è principalmente la manutenzione della casa e piccole attività artigianali. Il lavoro che svolgiamo non deve però distoglierci dall’intento della nostra vocazione, ovvero restare sempre nella presenza di Dio” risponde Suor Teresa. “Verso mezzogiorno ci ritroviamo ancora per una breve preghiera, poi pranziamo, riordiniamo la cucina e viviamo un tempo di cella per la preghiera personale. Successivamente ci incontriamo ancora per pregare e quindi per un momento di ricreazione. Il pomeriggio è dedicato alla lettura, alla formazione e agli approfondimenti. Poi ancora preghiera, fino all’ora di cena che è seguita da un secondo momento di ricreazione. Con la compieta, si conclude la giornata. In tutto sono sette ore di preghiera al giorno. E’ il Signore a riempire le nostre esistenze.”
Perché la scelta della clausura? “La clausura non è un ‘non dare’: è, al contrario, un dire di sì a Lui e un dare all’umanità sofferente. Noi siamo dentro, è vero, ma c’è una relazione tra il monastero e la città, perchè pregare crea già di per sé una relazione e un legame con chi sta fuori. La nostra chiesa in via Montebello a Parma è aperta a chiunque fino alle 21: lì si può pregare insieme a noi oppure ascoltarci cantare. Nel ‘parlatoio’ siamo a disposizione per chi desidera un confronto, chiedere consiglio o conforto, condividere problemi o approfondire il proprio cammino di fede, ma anche per chi vuole semplicemente stringere amicizia. Siamo presenze che vogliono risvegliare l’amore e l’ascolto. Siamo una luce e una testimonianza di fede per tutta la città e per tutto il mondo, delle annunciatrici di Dio e quindi, a nostro modo, delle missionarie.”
L’incontro si è concluso con la richiesta degli anziani e la promessa di suor Teresa di un nuovo incontro perchè le storie del Paracchi e del Carmelo possano continuare a incontrarsi.


