Ampliare i servizi, rafforzare l’area sociosanitaria e costruire risposte concrete per le famiglie. È questa la direzione indicata dal presidente Walter Antonini, che in questa intervista aggiorna sulle attività di Amnic (Associazione Nazionale Mutilati e Invalidi Civili) e guarda alle sfide future.
Presidente, al centro resta naturalmente la disabilità, ma ANMIC sta allargando il proprio campo d’azione…
Siamo al secondo mandato e il nostro obiettivo è ampliare i servizi, non solo sul piano sociale ma anche su quello sociosanitario ed educativo.
In questa direzione abbiamo inaugurato, circa sei mesi fa, la prima officina gratuita per la riparazione di presidi ortopedici. Se si rompe una carrozzina o un deambulatore, i nostri volontari intervengono gratuitamente grazie alle donazioni. In alternativa mettiamo a disposizione ausili in prestito per chi ha necessità temporanee e non può permetterseli o non può aspettare i tempi della sanità.
Stiamo investendo molto nella consulenza sanitaria e nei progetti di vita. Guardiamo al 2027, quando entrerà in vigore la riforma dell’accertamento dell’invalidità: cambieranno i meccanismi e il modo di lavorare, quindi vogliamo prepararci in modo innovativo per accompagnare le persone in questo passaggio.
Abbiamo iniziato a lavorare con minori con fragilità, in particolare bambini delle scuole elementari segnalati da scuole e uffici scolastici. Attualmente seguiamo 7-8 bambini qui in sede, ma contiamo di aumentare il numero già dal prossimo anno, in base ai volontari disponibili. Offriamo doposcuola e attività di socializzazione: le insegnanti ci indicano il lavoro da svolgere e i bambini, insieme ai nostri volontari, alternano studio e momenti educativi. Usiamo anche strumenti ludici, come la tombola, per aiutare chi ha difficoltà con la matematica, trasformando l’apprendimento in un’esperienza più accessibile.
Qual è il vostro rapporto con gli Enti pubblici?
Lavoriamo molto con i Comuni e con la Provincia, in particolare sul tema delle barriere architettoniche. Collaboriamo con le Amministrazioni che vogliono avviare percorsi di abbattimento, anche delle barriere culturali che purtroppo stanno tornando. Attraverso il nostro progetto “Parma Accessibile” offriamo consulenza con un team composto da tecnici e persone con disabilità che testano direttamente musei, teatri, scuole e spazi pubblici. Questo ci consente di costruire una rete di rapporti molto concreta e produttiva.
Il nostro approccio è chiaro: niente polemiche, ma soluzioni. Portiamo problemi, ma anche proposte concrete.
Questo metodo sta dando risultati importanti. Ad esempio, apprezziamo il lavoro fatto sul trasporto pubblico: oggi in città quasi tutte le fermate sono accessibili alle carrozzine, con maggiore attenzione anche a persone non vedenti, sorde o con disabilità intellettive.
Abbiamo inoltre scelto di non chiedere contributi a fondo perduto alle istituzioni, per mantenere piena libertà di analisi e critica. Partecipiamo a bandi e progetti, ma non riceviamo finanziamenti diretti.
C’è anche un lavoro di supporto ai servizi sociali?
Sì, stiamo sviluppando momenti di formazione per assistenti sociali e operatori dei servizi sociosanitari. Offriamo supporto nelle pratiche più complesse, soprattutto legate all’invalidità. E’ un lavoro di collaborazione: i nostri servizi sono gratuiti e basati sull’interscambio con i Comuni.
Quali sono oggi le criticità principali a Parma sul tema della disabilità?
Le difficoltà sono strutturali e legate anche ai tagli che pesano su tutte le amministrazioni. Uno dei problemi più rilevanti è la carenza di posti nelle RSA per gli anziani e, soprattutto, la scarsità di strutture per accogliere persone con disabilità, in particolare nei casi più complessi. I costi sono molto elevati e il sistema fatica a rispondere.
Il tema del “dopo di noi” resta centrale?
Assolutamente sì. È la principale preoccupazione delle famiglie. Chi assiste una persona con disabilità, spesso anche grave, vive con l’angoscia di cosa accadrà quando non ci sarà più. Serve un lavoro più ampio, mettendo in rete pubblico, cooperazione sociale e territorio. È un’emergenza che va affrontata in profondità. Il volontariato è fondamentale, ma non può sostituire i servizi pubblici. Può intervenire nelle emergenze e in alcuni contesti, ma non può diventare una soluzione strutturale.
Andrea Marsiletti
