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La salute come diritto: lo sguardo sociale di Proges alla Biennale dell’economia cooperativa

“Uno sguardo sociale”. È questo il contributo che la cooperazione può portare alla sanità territoriale secondo Annalisa Pelacci, presidente di Proges, intervenuta alla Biennale dell’economia cooperativa, al The Mall di Milano. Nel panel “Tutela della salute: da diritto per tutti a privilegio per pochi?”, introdotto dall’intervento del presidente della Fondazione GIMBE Nino Cartabellotta, Pelacci ha posto al centro una questione concreta: come integrare la cura sanitaria con l’attenzione alle condizioni di vita, alle relazioni e alle fragilità delle persone.

Il punto di partenza è stato l’esperienza della gestione, appena avviata, dei tre Ospedali di comunità milanesi Porta Nuova, Macedonio Melloni e Sassi, nei quali Proges affianca ASST Fatebenefratelli Sacco. La cooperativa cura i servizi infermieristici, socio-assistenziali e riabilitativi, il coordinamento infermieristico e i servizi alberghieri: un impegno che si inserisce nel rafforzamento dell’assistenza territoriale previsto dal PNRR. 

Come ha spiegato Pelacci, si tratta di una gestione integrata, nella quale la dirigenza medica rimane in capo all’azienda sanitaria. Ma il ruolo della cooperazione sociale non si esaurisce nell’organizzazione del personale e nell’erogazione delle prestazioni previste dall’appalto. L’obiettivo è mettere a disposizione un patrimonio di conoscenze che aiuti a leggere e affrontare la complessità delle situazioni incontrate.

Gli ospedali di comunità sono, infatti, presidi sanitari e sociali insieme. Accompagnano passaggi delicati: il rientro a casa dopo un ricovero, un periodo di assistenza per chi proviene dal domicilio, oppure la transizione verso una struttura residenziale adeguata alle condizioni della persona.

Non si tratta di un’esperienza del tutto nuova. Pelacci ha ricordato la gestione, già molti anni fa, di un ospedale di comunità nel territorio montano della Garfagnana, in Toscana. Il PNRR ha dato a questo modello una dimensione di sistema, valorizzando strutture che possono avvicinare l’ospedale al domicilio e contribuire alla continuità dei percorsi di cura.

 

 

Proprio questa funzione richiede di non fermarsi alla sola dimensione clinica. Negli ospedali di comunità, ha sottolineato la presidente, non arrivano soltanto persone anziane con patologie croniche: si incontrano anche solitudine, disagio sociale e percorsi di vita difficili. Quando queste strutture sono collocate all’interno degli ospedali, il rischio è che prevalga un’impostazione esclusivamente sanitaria, lasciando in secondo piano altre dimensioni decisive per la cura.

Lo sguardo sociale serve a tenere insieme questi aspetti. È il senso della presa in carico biopsicosociale richiamata nell’intervento: considerare la salute fisica, la dimensione psicologica e il contesto sociale come componenti di un’unica attenzione alla persona. Un approccio particolarmente importante quando si prepara il ritorno a casa o si costruisce il passaggio verso un diverso contesto assistenziale.

“Portiamo in dote l’ibridazione di saperi e di conoscenze che abbiamo costruito nel tempo”, ha affermato Pelacci. Un patrimonio che non appartiene soltanto a Proges, ma nasce dall’esperienza dell’intero movimento cooperativo a contatto con molteplici forme di fragilità e nelle diverse fasi della vita.

Dai servizi per l’infanzia alla salute mentale, dalla disabilità all’assistenza negli hospice, questa esperienza consente di riconoscere esigenze che non possono essere ricondotte a una sola specializzazione. A ciò si aggiunge il lavoro nelle emergenze sociali: Pelacci ha richiamato l’esperienza del Pronto Intervento Sociale in Toscana, già al centro di un percorso di confronto promosso dalla cooperativa.

“L’obiettivo è portare questo know-how complesso, globale”, ha concluso, “che speriamo nel nostro piccolo sia in grado di rispondere alle complessità del presente”. È in questo lavoro di integrazione, quotidiano e sempre da alimentare, che Proges individua il proprio contributo: fare degli ospedali di comunità luoghi capaci di accompagnare non soltanto un percorso sanitario, ma la vita delle persone che li attraversano. [GC]

 

(Guarda il video dell’intervento)

 

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