Il magazine della cooperativa sociale Proges

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“Servizi educativi e complessità: l’impatto dei cambiamenti sociali nelle professioni di cura”

“Servizi educativi e complessità: l’impatto dei cambiamenti sociali nelle professioni di cura”.

E’ questo l’ambito formativo che il 9 novembre 2023 ha coinvolto educatori, insegnanti, atelieriste, operatori scolastici, pedagogiste, coordinatori dei sei servizi educativi 0/6 dell’Area Educativa Proges a Reggio Emilia. Un percorso di formazione, co-finanziato da FONCOOP con l’intento di promuovere il benessere personale e potenziare le abilità, la motivazione individuale e la costruzione di un senso di appartenenza al gruppo di lavoro.

Il dott. Michele Vanzini, psicologo, psicoterapeuta, formatore di comprovata esperienza, condurrà il percorso formativo della durata dell’intero anno scolastico. Esso prevede tre incontri di progettazione con le pedagogiste di riferimento dei servizi; un incontro plenario di ascolto dialogato rivolto a tutti i gruppi di lavoro; un incontro per ogni gruppo educativo al fine di fare emergere e allo stesso tempo offrire delle possibili chiavi di lettura delle situazioni complesse rispetto ai temi relazionali, organizzativi e di comunicazione sia individuali che all’interno dei gruppi.

 

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Il percorso si concluderà con un incontro, rivolto a tutti, di valutazione e di riflessione su quanto emerso e in particolare su quali guadagni, qualora ce ne siano stati, si sono avuti rispetto alle attese, alle identità professionali, come anche sulle criticità eventualmente non risolte.

La giornata è stata aperta dal dott. Vanzini che ha richiamato l’attenzione della platea sulle grandi trasformazioni in corso nella realtà sociale di oggi, tra le quali emerge il dato preoccupante (50% in più rispetto al 2021) relativo al fenomeno delle grandi dimissioni dal lavoro che sta colpendo soprattutto il nord-est del Paese. E’ necessario avere il coraggio di guardare la realtà che si sta vivendo come risposta generalizzata al rischio di rimanere in uno stato di “continua frustrazione”.

 

 

La fatica che oggi viene espressa da parte di coloro che ricoprono un ruolo lavorativo in ambito sociale deve essere trasformata in consapevolezza rispetto ai significati valoriali dello svolgere un lavoro di cura a stretto contatto con le persone, in particolare con i bambini.

Si tratta di ri-valutare la nostra professione che, ha continuato Vanzini, può essere intesa come una “poesia” che deve fare leva su quella libertà che fa intravedere nel lavoro quotidiano le innumerevoli possibilità in una “foresta dei vincoli”.

Il pomeriggio è proseguito coinvolgendo i partecipanti in un lavoro di gruppo con la richiesta di mettere a fuoco quali fossero i tre valori, i punti di forza nonché le tre criticità e le difficoltà dell’essere educatori oggi. Un tempo dedicato che ha fatto emergere punti di vista diversi all’interno di valori trasversali quali il sentirsi responsabili nell’educare i futuri cittadini, l’importanza dell’empatia e dell’umiltà nella relazione con le persone, la capacità di ascolto rivolta ai bambini, ai colleghi, alle famiglie.

Tra le criticità sono emerse il non sentirsi considerate e valorizzate come educatrici agli occhi delle famiglie in termini di perdita di fiducia generando così un senso di inadeguatezza e messa in crisi della motivazione; bambini e famiglie riconosciuti sempre più impegnative e carichi di aspettative nei loro confronti; difficoltà nello stare in un gruppo di lavoro e riuscire a mantenere una relazione/comunicazione leale, trasparente e in ascolto di tutti i punti di vista; una fatica sia fisica che mentale riferita a una mole di lavoro quotidiana che per tante non corrisponde a un riconoscimento economico adeguato; l’aumento di bambini, come anche delle famiglie, che richiedono un’attenzione particolare con la conseguente difficoltà a individuare delle strategie adeguate per soddisfarne esigenze e bisogni.

 

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Una platea dunque interessante che, come sottolinea Nicole, insegnante di lunga esperienza, ha suscitato forti emozioni nel condividere con le colleghe, pensieri, preoccupazioni, ansie, che hanno trovato ascolto vero da parte di tutti. Nicole ha avuto modo di rileggersi in modo diverso come insegnante, riappropriandosi del valore di un tempo lento nel lavoro educativo evitando così la sue ansie da prestazione.

Manuela ha sottolineato l’importanza del dialogo costruttivo con le nuove colleghe che, a loro volta, hanno apprezzato l’opportunità formativa di poter osservare ogni giorno uno stile di lavoro fatto di buone prassi educative.

Giulia, giovane insegnante,  ha commentato che l’incontro si è rivelato una preziosa occasione per riflettere insieme sul tema della complessità che connota e accompagna il fare educativo, per provare a guardare alle sfide culturali del nostro tempo con rinnovato interesse, per tendere verso uno spirito di ricerca aperto al cambiamento e promotore di nuove consapevolezze.

Margherita Chiarenza, pedagogista

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