Quando si parla di sostenibilità il cambiamento più significativo non riguarda soltanto i materiali che scegliamo di utilizzare, ma il modo in cui impariamo a guardarli. È proprio da questo cambio di prospettiva che prende forma il percorso condiviso tra Proges e Remida, una collaborazione che affonda le proprie radici in una relazione consolidata nell’Area 0-6 e che oggi si amplia, coinvolgendo l’intera organizzazione in una riflessione metodologica capace di attraversare servizi, professionalità e generazioni.
Per Proges, infatti, la sostenibilità non rappresenta un tema nuovo, ma una pratica già diffusa in molti contesti educativi, sociosanitari e assistenziali. La novità di questo percorso risiede piuttosto nell’opportunità di rileggere esperienze già esistenti attraverso uno sguardo pedagogico condiviso, capace di dare maggiore intenzionalità, coerenza e profondità alle pratiche.
“L’incontro con Remida non ha significato l’introduzione di nuove attività, quanto l’acquisizione di una metodologia che invita a osservare il materiale di recupero come risorsa educativa, relazionale e culturale. Un approccio che supera la dimensione del riuso in senso strettamente ambientale e lo trasforma in occasione di ricerca, creatività, inclusione e costruzione di relazioni” racconta Annalisa Pelacci, presidente Proges.
Per accompagnare questo processo, esperti di Remida hanno guidato un percorso formativo articolato in due giornate in presenza coinvolgendo professionisti provenienti da servizi Proges di tutta Italia. Gli incontri hanno favorito il confronto tra esperienze molto diverse tra loro, facendo emergere un patrimonio di pratiche già ricco e diffuso, ma soprattutto creando uno spazio di riflessione condivisa sul valore pedagogico delle azioni quotidiane.
“È proprio in questa dimensione che emerge una caratteristica distintiva di Proges: la capacità di mettere in dialogo competenze che abitualmente appartengono a settori differenti. L’esperienza maturata nei servizi educativi incontra quella sviluppata nei servizi per anziani, nella disabilità, nella salute mentale e nell’inclusione sociale, generando una contaminazione di saperi che amplia le possibilità progettuali” afferma Giuseppe Gaiani, coordinatore della progettazione delle attività animazione anziani Proges.
I materiali di recupero diventano allora strumenti attraverso cui costruire laboratori che parlano linguaggi diversi e coinvolgono persone di età, capacità ed esperienze differenti. Pannelli multisensoriali e copertine tattili realizzati insieme agli anziani per persone con Alzheimer; giochi ispirati alla pedagogia montessoriana costruiti con materiali di recupero; strumenti musicali, burattini, bambole di pezza, maschere e installazioni creative.
Particolarmente significativa è la progettualità sviluppata attorno al teatro di figura e alla narrazione, come nell’esperienza di Torrile, dove maschere e burattini diventano dispositivi pedagogici capaci di mettere in relazione bambini e anziani, valorizzando il patrimonio culturale dei territori e favorendo lo scambio di memorie, racconti e competenze. Questa prospettiva apre oggi nuove possibilità anche sul piano della progettazione intergenerazionale. La metodologia proposta da Remida, infatti, offre strumenti per costruire laboratori in cui il materiale non è soltanto un supporto operativo, ma un mediatore di relazione, capace di favorire partecipazione, cooperazione e apprendimento reciproco tra persone appartenenti a generazioni diverse.
“Anche il processo di costruzione degli oggetti assume un valore educativo e sociale. All’interno dei servizi, ogni persona può contribuire secondo le proprie possibilità, partecipando alla scelta dei materiali, all’assemblaggio o alla realizzazione dei manufatti. All’esterno, famiglie, aziende e realtà del territorio alimentano una rete di collaborazione fondata sul recupero dei materiali e sulla condivisione di risorse, dando vita a una sostenibilità che riguarda contemporaneamente ambiente, comunità e inclusione” aggiunge Giulia Pignoli, Area Specialist Assistenza Proges.
È da questa contaminazione positiva tra approcci che possono nascere progettualità sempre più innovative, capaci di costruire contesti educativi nei quali sostenibilità, benessere, creatività e dialogo tra generazioni diventino parte di un’unica esperienza di crescita condivisa.



