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Una pedagogista alla festa del 2 Giugno

La pedagogista di Proges Carlotta Carpana è intervenuta alla Festa della Repubblica organizzata dal Comune di Felino, durante la quale è stata consegnata la Costituzione ai neodiciottenni e una pergamena con la tessera della biblioteca ai nuovi nati.

La cerimonia si è svolta nella suggestiva cornice del Castello di Felino.

Dopo l’intervento del sindaco Filippo Casolari, Carpana ha tenuto una breve relazione di contenuto pedagogico.

“I bambini e le bambine rifuggono dai luoghi comuni, ci accompagnano oltre le ovvietà, ci mettono al riparo dalla paura dell’ignoto, sono nostri compagni di viaggio nel gioco della trasformazione. Le bambine e i bambini ci insegnano che la qualità della vita ha bisogno di bellezza, che non sempre è necessario essere immobili, saldi, ordinati. Ci insegnano a inseguire delle cose, a sfiorare l’infinita loro varietà, a tenere insieme le sfumature e le differenze. Ci insegnano a giocare con le nostre cornici, a interrogare il modo in cui pensiamo, ad usare le metafore per raccontare ciò che accade nel mondo”, ha spiegato la pedagogista.

“Noi grandi siamo portati a vedere solo ciò che i nostri vincoli fisici, mentali e culturali ci permettono. Loro, invece, ci insegnano a capovolgerci, a perdere l’ordine, a stare nel caos, a lasciar andare, ad accogliere la complessità e a sentirci racconto. E hanno ragione perché tutti noi siamo uno dei racconti possibili. I bambini e le bambine ci insegnano a non credere alle etichette e alle definizioni perché spesso non comprendono tutte le variabili della realtà. Ci dicono che non è sempre necessario avere risposte, ma che è indispensabile farci domande”, ha continuato Carpana.

“Ci insegnano che le parole hanno un colore, una consistenza, un suono, un odore e che sono premesse, ma anche promesse. Che le parole sono visioni di mondo.

Stare con loro ci ri-crea lo sguardo, ci rende umani erranti che accolgono il caso, le differenze, la molteplicità dei punti di vista, le luci e le ombre, le incoerenze e il disordine. E in tutto questo ci invitano a trovare una rappacificante dimora.

Le bambine e i bambini ci invitano a trasformare le nostre cornici e i nostri quadri di riferimento, diventando più inclusivi e capaci di cambiamento, imparando a negoziare e ad agire sui nostri valori e sui nostri sentimenti.

Ci invitano non solo a pensare i pensieri, ma anche a vederli, toccarli, metterli in movimento, ad avere cura delle nostre idee perché le nostre idee e le nostre parole ci danno forma.

E ci invitano anche a ridere di quello che non sappiamo e che invece loro sanno. I bambini e le bambine ci salvano e nutrono la speranza.”

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