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Chi dorme piglia pesci, entra nelle scuole dell’infanzia di Parma il progetto di educazione al sonno

Entra in classe con l’apertura del nuovo anno scolastico il progetto di educazione al sonno “Chi dorme piglia pesci” per diffondere la cultura del buon riposo nelle Scuole dell’infanzia di Parma. Promosso dai professionisti di Medicina del sonno e Clinica pediatrica del Maggiore e da Psicologia clinica dell’Università di Parma, coinvolgerà bambini, genitori e insegnanti. L’obiettivo è diffondere la conoscenza del sonno e costruire abitudini capaci di favorirlo: un tema importante nell’infanzia, quando il riposo accompagna la crescita e la maturazione del cervello in un momento della vita in cui costruire buone abitudini può fare la differenza.

“Il sonno funziona da vero e proprio spazzino: mentre noi riposiamo, il nostro cervello ripulisce le connessioni cerebrali non necessarie, contribuendo a memoria, apprendimento, elaborazione e consolidamento delle esperienze e dei processi di neuroplasticità”, spiega Carlotta Mutti, responsabile della Medicina del sonno del Maggiore.

A scuola per costruire una cultura del sonno

Questo è il cuore di Chi dorme piglia pesci: portare le conoscenze fuori dagli ambulatori e dentro le scuole, prima ancora che un problema diventi una malattia. Il progetto prevede uno screening per valutare la conoscenza dei disturbi, coinvolgendo i bambini con disegni, pensieri, attività teatrali e altre forme di comunicazione per capire la diffusione dei problemi e, soprattutto, verificare se una maggiore consapevolezza possa tradursi in comportamenti più corretti. Dormire non è perdere tempo, ma investire sulla qualità della giornata successiva, a partire dall’infanzia.

Le regole del buon riposo

Il sonno è una componente della salute al pari di alimentazione e igiene personale, anche se ritmi e necessità variano da persona a persona. La prima è la regola: andare a letto e alzarsi più o meno agli stessi orari. Anche alimentazione e orari hanno un ruolo: meglio non cenare tardi, preferendo le 19-19.30 e limitare pasti grassi e ricchi di proteine. L’attività fisica è preziosa durante il giorno, ma andrebbe evitata nelle ore immediatamente precedenti il sonno. La sera è invece importante ridurre le attività stimolanti e l’uso continuo dei dispositivi elettronici, soprattutto in presenza di bambini, privilegiando momenti tranquilli come la lettura.

«Per loro il tema è ancora più delicato: la deprivazione di sonno può avere ripercussioni sulla crescita, sull’apprendimento, sull’attenzione e sulla sfera sociale – spiega Mutti –. In età scolare sono generalmente necessarie circa 10-11 ore di sonno». Non conta però solo la quantità: andare a dormire dovrebbe essere un momento piacevole. Anche la posizione può incidere: dormire sul fianco favorisce i processi di “pulizia” del cervello dalle tossine e riduce il rischio di disturbi respiratori.

Leggero, profondo, REM: tutte le fasi sono importanti

Il sonno non è un blocco uniforme: durante la notte si alternano fasi leggere, profonde e REM, ciascuna con funzioni specifiche. Il loro regolare susseguirsi è fondamentale per un riposo ristoratore. Per questo non basta chiedersi quante ore abbiamo dormito: conta anche come abbiamo dormito. Il sonno può essere inoltre una spia dello stato di salute. Stanchezza persistente, sonnolenza diurna e difficoltà di concentrazione sono segnali da non trascurare.

Anche chi dorme accanto a noi può notare movimenti ripetuti, agitazione, bruxismo, russamento o comportamenti insoliti. Circa il 30% della popolazione soffre di disturbi del sonno. Tra questi ci sono le parasonnie, come il sonnambulismo, che in alcuni casi possono portare a comportamenti inconsapevoli e pericolosi. Esistono inoltre forme come la sexsomnia, caratterizzata da comportamenti sessuali involontari durante il sonno.

Tra i disturbi più rilevanti per impatto sociale c’è l’ipersonnolenza diurna, con addormentamenti improvvisi che possono avere conseguenze gravi nello svolgimento di attività che richiedono attenzione e responsabilità. Questi vengono affrontati dalla Medicina del sonno e dalla Neurologia del Maggiore, in collaborazione con la Neurologia di Vaio, guidate rispettivamente da Carlotta Mutti, Stefano Meletti e Doriana Medici. Il primo riferimento resta comunque il medico di famiglia. Al Centro di Medicina del sonno di Parma è possibile effettuare anche una valutazione di secondo livello attraverso la video-polisonnografia, che richiede una notte in ospedale.

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