Si è da poco conclusa la cabina di regia del Piano Urbano, il progetto di punta che Proges porta avanti sul territorio milanese insieme ai Dipartimenti di Salute Mentale della città.
Un appuntamento atteso, vissuto con partecipazione da tutti i soggetti coinvolti, che ha permesso di fare il punto su un anno di lavoro intenso e di mettere a fuoco, con onestà e spirito costruttivo, dove il progetto sta andando e dove deve ancora crescere.
Il Piano Urbano è un percorso intensivo territoriale di riabilitazione psico-sociale costruito attorno alla metodologia del Budget di Salute, in stretta sinergia con i Centri Psicosociali (CPS) delle ASST milanesi. Capofila e mandante di progetto è l’ASST Niguarda, ma la forza dell’iniziativa sta proprio nella sua dimensione di rete: tutti i Dipartimenti del territorio — Niguarda, Fatebenefratelli-Sacco, Santi Paolo e Carlo, Policlinico — sono attivamente presenti e partecipi come principali invianti dell’utenza. È questo scambio continuo tra Cooperativa e servizi pubblici a rendere il modello solido e replicabile.
La crescita del progetto
I numeri raccontano l’evoluzione meglio di mille parole. Nel 2025 sono stati 245 gli utenti transitati e dimessi, con una crescita del 31% rispetto al 2024. Per dare la misura del percorso: si è passati da 94 a 245 utenti in otto anni, dal 2017 a oggi. Una progressione costante che testimonia la fiducia dei servizi invianti e la capacità del progetto di rispondere a un bisogno reale.
Cresce il numero, ma cambia anche il volto di chi accede al percorso. Il Piano Urbano si rivolge a una popolazione progressivamente più giovane: nel 2025 il 61% degli utenti ha meno di 36 anni, otto punti percentuali in più rispetto al 2023. Un dato che orienta il lavoro futuro e che impone di affinare strumenti e competenze.
Autismo e neurosviluppo: la sfida delle micro-équipe
Il momento di confronto conclusivo è stato uno dei più sentiti dell’intera giornata. Accanto alle molte esperienze positive emerse, sono stati condivisi anche importanti punti di riflessione. Tra questi, in primo piano, il crescente numero di persone con disturbi dello spettro autistico e altri disturbi del neurosviluppo che arrivano ai servizi.
Si tratta di un’utenza con bisogni specifici, che richiede un approccio dedicato. Da qui è nata una delle riflessioni più importanti del tavolo: la necessità di costruire micro-équipe altamente formate e preparate, capaci di leggere e accompagnare questi quadri con competenze mirate. Non un tema marginale, ma una direzione di sviluppo che il progetto intende presidiare attivamente, fedele alla sua vocazione di rispondere ai bisogni emergenti della popolazione prima ancora che diventino emergenze.
L’innovazione digitale
Se c’è un capitolo che ha entusiasmato la cabina di regia, è quello dell’innovazione tecnologica. Proges ha implementato una vera novità di sistema: una piattaforma digitalizzata costruita in sinergia con Digilan e Zucchetti, la cartella clinica digitale Uno.DoMo.
Lo strumento trasforma il lavoro sul territorio: ciò che prima era incredibilmente macchinoso diventa un insieme di processi smart, facilmente fruibili, pensati per migliorare il lavoro quotidiano con e per i pazienti. La piattaforma raccoglie in un unico ambiente la gestione degli interventi e la registrazione delle attività cliniche e riabilitative, le scale di valutazione (HoNOS, Mental Health Recovery Star, Funzionamento Sociale), la scheda Budget di Salute con il tracciamento di prese in carico, ricoveri e dimissioni, oltre al coordinamento dell’équipe attraverso agenda condivisa, timbrature e documenti.
Non si tratta solo di efficienza. La digitalizzazione apre la strada a un monitoraggio costante della qualità delle cure e degli esiti dei percorsi riabilitativi — un patrimonio informativo che permette di migliorare il progetto in modo continuo e basato sui dati reali.
Cooperazione, giovani e musica protagonisti della festa sociale di Proges 2026. FOTO
Misurare per migliorare: l’analisi dei dati
A questo proposito, la cabina di regia ha dato ampio spazio all’analisi e al monitoraggio dei dati del Piano Urbano: una raccolta e una condivisione dei principali aspetti che caratterizzano la popolazione in carico, utile a fotografare i cambiamenti osservabili nelle persone seguite dai CPS milanesi in modo complementare al progetto.
L’analisi considera gli utenti entrati da gennaio 2022 a dicembre 2025 e guarda a quattro dimensioni: il profilo socio-demografico, l’andamento del Progetto Individualizzato, il funzionamento multidimensionale e la gravità clinica, la qualità della vita e degli obiettivi nel Budget di Salute.
I dati restituiscono il ritratto di una popolazione fragile e fortemente dipendente dalla famiglia di origine: l’84% non ha un’occupazione stabile e otto utenti su dieci vivono con genitori o parenti. Sul fronte clinico, disturbi psicotici (46%) e di personalità (24%) coprono insieme circa il 70% della casistica, un quadro stabile nel tempo.
Per la coorte di utenti dimessi nel 2025 — 47 persone, con una durata media di presa in carico intorno ai 2,3 anni — emergono segnali significativi. L’89% delle dimissioni è stato concordato, indice di percorsi accompagnati fino in fondo, e per il 74% si è raggiunto, in modo totale o parziale, l’obiettivo principale del progetto. Il lavoro si concentra in modo netto sull’asse relazionale: per l’85% degli utenti l’obiettivo prioritario è la costruzione di reti sociali.
Lo schema dei dati non nasconde i nodi aperti. L’esito occupazionale resta debole, coerentemente con un disegno progettuale centrato sulle relazioni. E due segnali meritano attenzione: il rischio di drop out risulta sensibilmente più alto tra l’utenza straniera e strettamente legato al livello di adesione nelle prime fasi del percorso — un’indicazione preziosa per intercettare precocemente i casi più fragili e ripensare le barriere di accesso e continuità.
Valorizzare un’esperienza virtuosa
La cabina di regia ha chiuso guardando avanti. Il Piano Urbano è oggi una delle esperienze più virtuose di riabilitazione domiciliare in Italia, e proprio per questo merita di essere raccontata e diffusa in modo strategico. Non per autocelebrazione, ma perché modelli che funzionano — fondati sul lavoro di rete, sull’innovazione concreta e sulla misurazione rigorosa degli esiti — sono un bene comune da condividere con l’intero sistema della salute mentale.
Tra crescita dei numeri, nuove tecnologie e attenzione costante ai bisogni emergenti, il messaggio della cabina di regia 2025 è chiaro: il Piano Urbano continua a evolversi, restando fedele alla persona al centro del percorso. Con e per i nostri pazienti.
Angelo Perillo